Data center per l’intelligenza artificiale e siccità sembrano andare a braccetto negli Stati Uniti, e i numeri raccontano una storia che fa riflettere. Su 809 nuovi progetti in cantiere lungo tutto il territorio americano, circa due terzi sorgeranno su terreni che nell’ultimo anno hanno fatto i conti con la mancanza d’acqua. Un dato che pesa, soprattutto se si considera quanto questi impianti abbiano sete.
Perché la posizione dei data center conta così tanto
Costruire un data center dove l’acqua scarseggia non è esattamente la scelta più intuitiva. Eppure è quello che sta succedendo. La gran parte dei nuovi impianti dedicati all’intelligenza artificiale finisce proprio in zone già segnate dalla siccità, aree dove le risorse idriche sono sotto pressione e dove ogni litro conta. Il problema è che strutture di questo tipo consumano quantità enormi di acqua, principalmente per raffreddare i server che lavorano senza sosta.
Quando si parla di numeri così grandi, 809 progetti, è facile perdere di vista cosa significhi davvero. Ma il quadro è abbastanza chiaro: la corsa a costruire infrastrutture per l’AI sta portando le aziende a piantare bandiere ovunque ci sia spazio e convenienza, anche dove l’acqua non c’è in abbondanza. E i due terzi del totale che ricadono in territori già colpiti dalla siccità non sono certo un dettaglio trascurabile.
Un equilibrio sempre più delicato tra tecnologia e risorse
La questione del consumo idrico legato all’espansione tecnologica non è nuova, ma sta diventando sempre più difficile da ignorare. I server hanno bisogno di restare freddi, e per farlo molti sistemi di raffreddamento si affidano proprio all’acqua. Mettere questi colossi tecnologici in regioni dove la siccità è una realtà ricorrente significa, di fatto, aggiungere domanda dove l’offerta è già limitata.
Il fenomeno tocca in modo diretto le comunità locali, che si trovano a condividere risorse preziose con strutture dal fabbisogno colossale. La fotografia che emerge dai dati sui 809 progetti pianificati negli Stati Uniti mostra una tendenza precisa, con la maggioranza degli impianti destinata a sorgere proprio dove l’equilibrio idrico è più fragile.
Resta il fatto concreto: la mappa dei futuri data center americani si sovrappone in buona parte a quella delle zone aride, con due impianti su tre destinati a terreni reduci da un anno di siccità.