OpenAI potrebbe diventare la prossima azienda tecnologica in cui il governo statunitense decide di mettere le mani, acquisendo una quota societaria. Secondo quanto trapelato, alti funzionari americani avrebbero avviato colloqui con diverse aziende del settore dell’intelligenza artificiale per valutare la possibilità di entrare nel loro capitale. Le discussioni tra l’amministrazione Trump e Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, risalirebbero addirittura al 2025, quando fu proprio Altman a lanciare per primo l’idea.
OpenAI: una quota volontaria e l’idea del fondo per i cittadini
Da queste conversazioni sarebbe nato un possibile accordo che vedrebbe OpenAI offrire spontaneamente una parte delle proprie azioni al governo americano. Una mossa che permetterebbe all’azienda di realizzare qualcosa di molto simile al suo “Public Wealth Fund”, il fondo proposto in un documento di politica industriale pubblicato lo scorso aprile. L’obiettivo dichiarato era ambizioso: garantire a ogni cittadino una fetta della crescita economica spinta dall’intelligenza artificiale. Tradotto, l’idea è quella di far sì che i benefici di questa tecnologia non finiscano tutti nelle tasche di pochi.
Il punto è che, al momento, nessun termine ufficiale è stato definito. Non si sa quanto grande sarà la quota che l’amministrazione Trump finirebbe per detenere, né come verrà strutturato l’eventuale accordo. Un precedente, però, c’è. Il governo statunitense aveva già acquisito una partecipazione del 10 percento in Intel, sborsando un investimento da quasi 9 miliardi di dollari, pari a circa 8 miliardi di euro. Una cifra che dà l’idea di quanto questi interventi possano pesare.
Trattative in corso e nuove regole sull’IA
Le trattative, a quanto pare, sono ancora vive. Sam Altman ha incontrato di recente i responsabili delle politiche a Washington proprio per discutere della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, un tema che si fa sempre più caldo man mano che questi strumenti entrano nella vita di tutti i giorni. E qui entra in gioco un altro tassello importante.
All’inizio di questa settimana, infatti, l’amministrazione Trump ha firmato un ordine esecutivo che assegna al governo americano un potere di controllo sui modelli di intelligenza artificiale prima ancora che vengano rilasciati al pubblico. In sostanza, i regolatori potranno mettere il naso sotto il cofano delle nuove tecnologie prima che chiunque altro possa usarle. Una decisione che, prevedibilmente, ha generato qualche tensione tra le aziende del settore.
Nonostante le pressioni che potrebbero esserci state da parte di altre realtà tecnologiche, la posizione di OpenAI è stata abbastanza netta. L’azienda ha fatto sapere che rispetterà l’ordine e lascerà che i regolatori governativi esaminino i suoi modelli più recenti prima che questi finiscano nelle mani del grande pubblico. Una scelta che, di fatto, allinea la società guidata da Altman alle nuove direttive di Washington, in attesa che le carte sul tavolo dell’eventuale partecipazione statale vengano finalmente scoperte.