La nuova Siri è ormai una vecchia conoscenza, anche se non l’abbiamo ancora vista all’opera. Apple ne parla da quasi due anni e finalmente, con la WWDC26 in programma lunedì, dovrebbe arrivare il momento del debutto, almeno in versione beta. Si vocifera di tante novità mai viste prima, ma una buona fetta di questa intelligenza artificiale la conosciamo già nei dettagli.
Quello che Apple annunciò nel 2024 sarà la base di ciò che troveremo su iOS 27, macOS 27 e tutto il resto della famiglia. Ci sarà altro, certo, ma concentrandosi solo su quella base già nota possiamo aspettarci un cambiamento radicale nel modo in cui parliamo con l’assistente.
Parlare con Siri come si parla a un amico
L’interfaccia magari sarà diversa da quella mostrata all’epoca, però Apple deve garantire che la nuova Siri presentata lunedì abbia tutto quello che fu promesso due anni fa. Alla WWDC24 venne presentata come la funzione di punta di Apple Intelligence, e ci furono pure spot pubblicitari dedicati. Spot che, tra l’altro, costarono una causa legale, motivo per cui adesso difficilmente cambieranno qualcosa.
Il punto di partenza è semplice ma cruciale: capirci quando parliamo con linguaggio naturale. Una cosa a cui siamo ormai più che abituati con ChatGPT, Gemini, Claude e simili. La Siri attuale, invece, pecca di essere troppo rigida nel vocabolario, e basta chiedere un’azione con le parole messe in un ordine diverso da quello preimpostato per ricevere il classico “Scusa, non ho capito”.
D’ora in poi non servirà più contorcere il linguaggio. Parlare con Siri sarà come parlare con Gemini. Letteralmente, peraltro, visto che a gennaio è stato confermato un accordo tra Apple e Google affinché i modelli che alimentano Gemini facciano lo stesso con Siri.
Conoscenza profonda del nostro contesto
La Siri annunciata nel 2024 e che finalmente avremo su iOS 27 funzionerà in un certo senso come un assistente vero. Una specie di segretaria che conosce tutti i documenti, gli appuntamenti in calendario, i messaggi, le email, e che proprio per questo riesce a dare risposte utili. Sarà importante anche la comprensione dei nostri errori: si potrà chiedere una cosa, ricredersi un attimo dopo, e Siri capirà al volo.
L’esempio mostrato dall’azienda era questo: chiedi che tempo farà domani a Muir Beach, ti correggi subito dicendo che intendevi Muir Wood, e Siri ti dà le previsioni di Muir Wood capendo che “Beach” era uno sbaglio. Poi le chiedi di creare un evento di trekking per domani alle 9.00, e Siri lo aggiunge in calendario con la posizione di Muir Wood, intuendo dal contesto dove andrai a camminare.
Oltre al contesto della conversazione, Siri saprà attingere informazioni anche da altre applicazioni. L’unico requisito è che gli sviluppatori implementino l’API che lo consente. Di base, comunque, avrà già accesso ai dati delle app native di Apple. Immaginate di avere una riunione di lavoro riprogrammata e una recita teatrale della figlia. La prima arriva via email, la seconda è fissata nell’app Calendario. Si chiede a Siri se si farà in tempo, lei controlla email e orari, calcola il percorso con Apple Maps e stima se ce la farete.
Elaborazione privata e in gran parte in locale
Uno dei motivi per cui Apple Intelligence è compatibile solo con iPhone 15 Pro e modelli successivi è che serve un chip e una memoria specifici per far girare i modelli in locale. È il modo con cui Apple vuole garantire un’IA utilizzabile anche senza internet e rispettosa della privacy.
Ora però le cose sono cambiate, dato che saranno i modelli di Google ad alimentare buona parte di Siri. Questo rende i modelli un po’ più grandi, e si prevede anche un’elaborazione nel cloud per certi processi. La soluzione, annunciata già alla WWDC24, si chiama Private Cloud Compute: i server esterni a cui Siri accederà per le richieste che non si possono eseguire in locale. Apple assicurò che quei server hanno un’infrastruttura di sicurezza verificata da terze parti indipendenti, tale per cui nemmeno Apple stessa può accedere ai nostri dati. Con l’arrivo dei modelli Google qualche dubbio sulla privacy c’era, ma tutto lascia pensare che la filosofia resti la stessa e che nemmeno Google potrà mettere il naso nei dati. Quasi certamente alla WWDC26 il tema verrà spiegato per filo e per segno.
Non arriverà solo sugli iPhone
È sui telefoni che Siri avrà il ruolo più importante, perché sono i più diffusi, ma le novità saranno trasversali. Stesse capacità a prescindere dal dispositivo. La nuova Siri arriverà su iPhone, iPad, Mac e Vision Pro, con la compatibilità limitata a quanto già annunciato a suo tempo.
Lato iPhone troviamo iPhone 15 Pro e 15 Pro Max, poi tutta la gamma iPhone 16 compreso iPhone 16e, e infine iPhone 17, iPhone Air, iPhone 17 Pro, iPhone 17 Pro Max e iPhone 17e. Per gli iPad ci sono iPad mini di settima generazione del 2024, iPad Air con M1, M2, M3 o M4 e iPad Pro con M1, M2, M4 o M5.
Sul fronte Mac la lista è lunga. MacBook Neo con chip A18 Pro, MacBook Air con M1 fino a M4, MacBook Pro con tutta la sfilza di chip dal M1 al M5, Mac mini, Mac Studio, Mac Pro con M2 Ultra e iMac con M1, M3 o M4. Infine Apple Vision Pro con chip M2 e con chip M5.
Ci sarà di più, ma non è ancora ufficiale
Quanto detto finora è praticamente certo, perché faceva parte dell’annuncio di due anni fa. Ma non significa che non ci saranno altre sorprese. Non si possono dare per scontate, non essendo state annunciate, però alcune indiscrezioni affidabili lasciano intendere che quella sia solo la punta dell’iceberg.
È trapelata una nuova interfaccia di Siri con tonalità in bianco e nero, simili a quelle del logo con cui Apple promuove la WWDC26, che manderebbe in pensione l’attuale grafica colorata. Si parla pure di una nuova app e di un’integrazione in tutto il sistema, così da poterci accedere come si fa con ChatGPT, senza dover usare il pulsante o il classico “Ehi Siri”. Dovrebbe spuntare persino nell’app Fotocamera per sfruttare la Visual Intelligence che già conosciamo. E poi altri elementi con IA: nuove funzioni per l’app Wallet, una migliore generazione di immagini con modelli di terze parti, un editor di foto con IA generativa.
Prime dimostrazioni e beta, lunedì
Il bello è che il conto alla rovescia è ormai avanzato: si saprà tutto lunedì a partire dalle 19.00, ora italiana. Quello sarà il momento in cui parte l’evento speciale dedicato a tutte le novità dei sistemi operativi. Lo stesso giorno usciranno le prime beta per sviluppatori subito dopo l’evento. Le beta pubbliche, invece, non arriveranno prima di luglio. Durante l’estate si susseguiranno nuove beta fino a metà settembre, quando partiranno le versioni finali per tutti.
E anche se pare che la nuova Siri porterà l’etichetta “beta” persino nelle versioni definitive, dopo due anni di attesa si prevede che sia solo per pura prudenza e che si tratti davvero di un’IA utile. Meglio così, visto che il livello è alto e nessuno vuole rivivere una crisi sull’IA come quella di questi anni. Apple per prima.