Ricorda la trama di “Minority Report”, quel film in cui Tom Cruise guidava una squadra di polizia capace di fermare i criminali prima ancora che commettessero il reato. Solo che qui non parliamo di mutanti con poteri precognitivi, ma di una società cinese che starebbe lavorando a una IA per predire i futuri dissidenti politici. L’obiettivo dichiarato sarebbe individuare chi, un domani, potrebbe criticare il governo. Ancora prima che lo faccia.
Cosa sta succedendo e chi è Geedge Networks
Tutto nasce da una serie di documenti interni trapelati, attribuiti all’azienda cinese Geedge Networks e analizzati da un gruppo di ricercatori della Vanderbilt University. Dentro questi file viene descritto come la società stia costruendo un sistema basato sull’intelligenza artificiale in grado di prevedere quali cittadini diventeranno oppositori politici negli anni a venire. Il meccanismo sfrutta i cosiddetti LLM, i grandi modelli linguistici, per mettere insieme enormi pacchetti di dati: cronologia di navigazione, posizioni geografiche, attività online, persino la rete dei contatti personali. Da lì il sistema prova a dedurre il comportamento futuro delle persone e a stabilire se rappresenteranno un “rischio politico”. Esattamente come la polizia precrimine del film, ma con un bersaglio molto preciso.
Geedge non è un nome qualsiasi. Già a settembre del 2025 era emerso che questa azienda stava esportando il famoso Grande Firewall cinese, il sistema di sorveglianza che filtra e controlla il traffico internet, verso altri Paesi. Tra i suoi investitori chiave figura uno dei creatori del firewall di Pechino, e la sua tecnologia sarebbe già stata venduta a nazioni come Kazakistan, Pakistan, Etiopia e Myanmar. Quel firewall non si limita a bloccare siti: analizza il traffico di interi Paesi, arrivando a catturare dati personali come password e contenuti delle email.
Perché tutto questo dovrebbe preoccupare
Secondo quanto trapelato, il sistema sarebbe ancora in fase di ricerca. Eppure l’idea resta inquietante. Non si parla più soltanto di usare l’intelligenza artificiale per sorvegliare ciò che le persone fanno, ma di anticipare quello che potrebbero fare e perfino pensare. Sappiamo bene che i modelli di IA portano con sé pregiudizi e commettono parecchi errori: affidarsi a strumenti del genere per reprimere il dissenso apre uno scenario a dir poco spaventoso.
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione. Geedge esporta già le sue soluzioni all’estero, il che significa vendere l’autoritarismo tecnologico come fosse un servizio. E non si tratta di una stranezza solo cinese. È una tendenza più ampia: anche gli Stati Uniti hanno iniziato a delegare funzioni di sicurezza delicate a società private dalla reputazione discutibile, come Palantir, e il Regno Unito sembra voler seguire la stessa strada.
A complicare i piani di Geedge, però, c’è un ostacolo concreto. L’azienda si è scontrata con un problema di potenza di calcolo: non riesce a gestire un volume di dati così enorme. A causa del blocco statunitense sui chip più avanzati, dal 2024 si è dovuta accontentare di modelli di IA e processori meno potenti. Per far funzionare davvero il sistema con la mole di informazioni che già raccoglie, servirebbe una capacità computazionale che oggi, stando alle fonti americane, semplicemente non ha.