Onkalo è il nome del primo deposito permanente sotterraneo pensato per accogliere le scorie nucleari, e si trova in Finlandia. Un progetto che prova a chiudere uno dei capitoli più spinosi dell’energia atomica: cosa farne, davvero, di tutto il combustibile esausto una volta che ha finito il suo lavoro nei reattori. Perché se la fissione nucleare ha fatto progressi enormi negli ultimi decenni, la gestione dei residui radioattivi è rimasta una grana mai risolta del tutto. E la Finlandia, a quanto pare, ci ha visto lungo.
Una caverna scavata nella roccia di due miliardi di anni
A circa 430 metri sotto la superficie, dentro una formazione rocciosa antica quasi due miliardi di anni, è stata realizzata la struttura. Il nome stesso, Onkalo, in finlandese vuol dire caverna, e onestamente è difficile immaginare termine più azzeccato. Si tratta di un deposito geologico profondo costruito per durare, costato attorno al miliardo di euro, e destinato a diventare il primo sito al mondo pienamente operativo per lo stoccaggio permanente del combustibile nucleare esausto.
L’idea di fondo è semplice nella sua logica, anche se la realizzazione è tutt’altro. Invece di tenere le scorie in superficie, dove vanno sorvegliate e gestite all’infinito, le si seppellisce in profondità, dentro una roccia stabile da ere geologiche, sigillandole per un tempo che sfugge a qualsiasi scala umana. Si parla infatti di un isolamento che dovrebbe reggere per almeno 100000 anni. Una cifra che fa quasi girare la testa, se ci si pensa.
Manca solo l’ultimo via libera
Il progetto non è ancora attivo, ma poco ci manca. Resta da sbrigare un passaggio burocratico, niente di drammatico, e dovrebbe risolversi in tempi rapidi. La palla è nelle mani della STUK, l’Autorità finlandese per la sicurezza nucleare e radiologica, che dovrebbe consegnare la sua valutazione finale entro la fine di giugno. Quel documento è la chiave che sblocca la licenza d’esercizio, ovvero il permesso vero e proprio per partire con le operazioni. Secondo le previsioni l’avvio ufficiale dovrebbe collocarsi tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
A seguire tutto il lavoro c’è la società di gestione Posiva, che ha supervisionato la costruzione e si occuperà della fase operativa. Il punto di forza di Onkalo, quello che lo distingue da altre soluzioni tentate finora nel mondo, è proprio la durata. Non un parcheggio temporaneo in attesa di idee migliori, ma una sistemazione pensata per restare lì, intatta e sicura, mentre fuori passano millenni su millenni.
La sfida tecnica e ingegneristica è notevole. Mantenere isolate sostanze altamente radioattive per un arco di tempo così lungo significa progettare contenitori, barriere e sigilli capaci di sopravvivere a qualsiasi mutamento ambientale o geologico immaginabile. La scelta della roccia antichissima non è casuale: una formazione stabile da due miliardi di anni offre garanzie che nessun materiale costruito dall’uomo potrebbe dare da solo. È la natura, in sostanza, a fare gran parte del lavoro di custodia.
Quando le attività partiranno per davvero, la Finlandia potrà dire di aver fatto qualcosa che nessun altro Paese era ancora riuscito a portare fino in fondo. Il combustibile esausto, finora il grande problema irrisolto del nucleare, troverà finalmente una destinazione definitiva, sigillata sotto centinaia di metri di roccia.