Il nome di Alessandro Volta potrebbe presto tornare protagonista nel linguaggio della fisica, almeno secondo le intenzioni del Governo italiano, che vuole rinominare il volt in Volta. L’idea è semplice e insieme ambiziosa: restituire allo scienziato comasco il pieno riconoscimento dentro il sistema internazionale delle unità di misura, quello che ogni giorno usiamo per parlare di tensione elettrica senza quasi accorgercene.
La proposta è arrivata nelle ultime ore ed è stata rilanciata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti. Niente di scontato, perché toccare le unità di misura significa aprire un confronto che va ben oltre i confini nazionali.
Perché si vuole passare da volt a Volta
Il ragionamento dietro questa mossa parte da una considerazione storica. Alessandro Volta è l’uomo che ha inventato la pila, il personaggio che ha letteralmente dato il via a un’epoca, e il suo cognome è già finito nel vocabolario tecnico di mezzo mondo. Solo che, con il tempo, quel “volt” è diventato una parola così comune da far quasi dimenticare chi ci fosse dietro.
L’obiettivo del Governo italiano, quindi, non è cambiare il significato di nulla. La tensione elettrica resterebbe esattamente quella che è, con gli stessi valori e gli stessi calcoli. Cambierebbe soltanto il nome, che tornerebbe a essere quello completo dello scienziato: Volta al posto di volt. Un dettaglio, certo, ma un dettaglio che ha un peso simbolico non da poco quando si parla di valorizzare il patrimonio scientifico di un Paese.
Una proposta che guarda al panorama internazionale
Qui le cose si complicano un po’. Le unità di misura non sono affare di un singolo Stato: rispondono a regole condivise a livello globale, decise in sedi tecniche internazionali dove ogni modifica passa attraverso discussioni lunghe e dettagliate. La proposta italiana, infatti, non resta chiusa dentro i confini di casa, ma punta proprio ad aprire un dialogo su scala più ampia.
Il sottosegretario Alessio Butti ha spinto in questa direzione proprio per avviare un confronto con gli altri Paesi e con gli organismi competenti. Significa che, se anche l’idea dovesse trovare terreno fertile, i tempi non sarebbero brevissimi: cambiare il nome di un’unità di misura conosciuta e usata ovunque richiede passaggi formali, accordi e una certa dose di pazienza.