Bonus da capogiro per chi lavora nella divisione chip di Samsung. Si parla di premi che sfiorano i 310.000 euro a testa, frutto di un accordo che ha già fatto storia e che, allo stesso tempo, sta facendo storcere il naso a una parte dei dipendenti. Dopo cinque mesi di trattative tese, il colosso sudcoreano ha trovato un compromesso con i suoi lavoratori, e i numeri in ballo sono di quelli che fanno girare la testa.
Il via libera è arrivato mercoledì 27 maggio, quando i dipendenti di Samsung Electronics hanno approvato a larga maggioranza un nuovo sistema di condivisione degli utili, con tanto di mediazione del governo sudcoreano. Il 74 per cento dei voti è stato favorevole, e questo ha spazzato via lo spettro di uno sciopero di 18 giorni che avrebbe messo in seria difficoltà sia l’economia del Paese sia la catena di approvvigionamento dei componenti. In un mercato dove i chip sono ormai il cuore pulsante delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, l’azienda ha deciso di puntare su retribuzioni fuori scala pur di trattenere i suoi talenti.
Bonus Samsung: un accordo legato direttamente ai profitti dell’IA
Il contratto durerà dieci anni e funziona così: Samsung metterà da parte il 10,5 per cento dell’utile operativo della sua divisione semiconduttori per pagare bonus speciali a tecnici e ingegneri. A questi si aggiunge un versamento supplementare dell’1,5 per cento in contanti. Stando alle stime basate sui risultati attuali, un dipendente con uno stipendio base di 80 milioni di won (circa 40.000 euro) potrà incassare quest’anno un premio totale vicino ai 310.000 euro, in larga parte sotto forma di azioni. Su 125.000 dipendenti del gruppo in Corea del Sud, sono circa 78.000 le persone coinvolte da questo meccanismo.
Questi premi straordinari dipendono quindi in modo diretto dallo stato di salute del settore. Samsung ha visto il suo utile operativo schizzare del 750 per cento nel primo trimestre, mentre la sua capitalizzazione in borsa ha superato la soglia simbolica dei 1.000 miliardi di dollari. La domanda enorme dei data center per l’intelligenza artificiale ha provocato una carenza di componenti, permettendo ai produttori di alzare i prezzi e gonfiare i margini. E il boom non riguarda solo Samsung: anche i concorrenti SK Hynix e Micron hanno visto la loro capitalizzazione sfondare quota 1.000 miliardi di dollari.
Una frattura interna e onde lunghe su tutto il settore
Mentre gli ingegneri dei chip in Corea del Sud vedono il loro status sociale ormai paragonabile a quello di medici o avvocati, la cosa sta creando parecchi malumori dentro l’azienda. I dipendenti delle divisioni meno redditizie, come quella della telefonia o dell’elettronica di consumo, riceverebbero premi nettamente più bassi. Un sindacato minoritario avrebbe addirittura chiesto l’intervento della giustizia per bloccare la votazione, e un gruppo di investitori minaccerebbe una denuncia, sostenendo che questa spartizione degli utili avrebbe dovuto passare per un voto in assemblea generale.
Questo accordo eccezionale ha appena creato un precedente, e gli effetti si fanno già sentire ben oltre i confini del gigante sudcoreano. Sindacati di altri comparti, dall’automobile alle biotecnologie, si appoggerebbero a questo esempio per chiedere una redistribuzione simile dei profitti. Una strategia retributiva che con la generosità c’entra poco: l’obiettivo vero è frenare la fuga di cervelli verso la concorrenza straniera, in una guerra dei talenti sempre più aggressiva.