Il T1 Phone di Trump Mobile non ha fatto in tempo ad arrivare nelle mani dei primi acquirenti che già si parlava di un possibile problema di sicurezza piuttosto serio. Dopo quasi un anno di promesse, annunci e rinvii, lo smartphone è stato finalmente spedito questa settimana ai membri della stampa. Ma quella che avrebbe dovuto essere una giornata di trionfo si è trasformata in un nuovo capitolo imbarazzante di una storia che, fin dall’inizio, non ha mai smesso di regalare colpi di scena.
La segnalazione arriva da un content creator con 1,55 milioni di iscritti, che in un video pubblicato di recente sostiene di aver individuato una falla di sicurezza sul sito di Trump Mobile. Secondo quanto dichiarato, un exploit piuttosto banale avrebbe lasciato accessibili i dati personali dei clienti: indirizzo postale, email e dettagli degli ordini. Non sarebbero stati coinvolti, almeno stando a questa ricostruzione, i dati di pagamento. Il creator ha definito la vulnerabilità come qualcosa di estremamente elementare, tanto da usare l’espressione “very low-hanging fruit”, e ha precisato di aver volutamente omesso i dettagli tecnici per evitare che qualcuno potesse sfruttare ulteriormente il problema. Un secondo creator avrebbe confermato in modo indipendente l’esistenza dell’exploit, verificando che anche i propri dati risultavano effettivamente esposti. Al momento, però, questa è l’unica conferma esterna disponibile.
Va detto chiaramente: si tratta di una segnalazione, non di una violazione confermata. Trump Mobile non ha rilasciato alcun commento ufficiale, e il creator ha dichiarato che i suoi tentativi di contattare privatamente l’azienda sono rimasti senza risposta.
Numeri che non tornano: i clienti reali sarebbero molti meno del previsto
La faccenda diventa ancora più interessante quando si guarda ai numeri. Secondo quanto emerso dagli ID cliente esposti, il totale degli acquirenti effettivi del T1 Phone si aggirerebbe intorno alle 10.000 unità, con circa 30.000 ordini complessivi. Un dato che stride parecchio con i 600.000 ordini che Trump Mobile aveva sbandierato come prova di un’enorme domanda di mercato. Quei preordini, che secondo le dichiarazioni dell’azienda avrebbero generato circa 55 milioni di euro di incassi, assumono tutto un altro aspetto se il volume reale degli ordini rappresenta solo una piccola frazione di quanto comunicato pubblicamente.
Una lista di inciampi che continua ad allungarsi
Questo episodio si inserisce in un quadro che, a questo punto, ha tutti i contorni di un pattern consolidato. I segnali d’allarme attorno al progetto T1 Phone erano emersi fin dalle prime fasi, quando il dispositivo sembrava essere poco più di uno smartphone HTC ribrandizzato con una verniciatura dorata e una scheda tecnica che col tempo si assottigliava sempre di più. Poi erano arrivati altri problemi: la dicitura “Made in USA” sparita senza spiegazioni, le finestre di lancio mancate una dopo l’altra e un dispositivo che per mesi ha raccolto depositi da circa 93 euro a testa esistendo quasi esclusivamente sotto forma di render. Una pagina di checkout che lascia trapelare i dati dei clienti è semplicemente l’ultima voce di un elenco già piuttosto affollato.
