Gli aerei cisterna militari raramente finiscono sulle prime pagine, eppure senza di loro buona parte delle operazioni aeree semplicemente non potrebbe funzionare. Sono quelli che permettono a caccia, velivoli da sorveglianza e trasporti strategici di restare in volo più a lungo, senza dover rientrare alla base per fare rifornimento. E quando un paese europeo decide di rinnovare questa capacità, la scelta ha un peso geopolitico che va ben oltre la questione tecnica. L’Italia ha deciso. Saranno sei Airbus A330 MRTT a sostituire i vecchi Boeing KC-767 della sua Aeronautica Militare, in un’operazione da circa 1,4 miliardi di euro che include anche dieci anni di supporto logistico. Una decisione che, nel clima attuale di tensioni crescenti tra Europa e Stati Uniti, racconta molto della direzione che il continente sta prendendo in materia di difesa.
Roma riporta il programma su una piattaforma europea, chiudendo un percorso che negli ultimi anni era stato tutt’altro che lineare. Nel 2021, l’Italia aveva annunciato l’acquisto di due KC-767 aggiuntivi, restando dentro lo schema esistente. Poi era arrivata la svolta verso il Boeing KC-46 Pegasus, con un piano da sei unità per circa 1,1 miliardi di euro. Ma quel progetto non si è mai consolidato: nel 2024 è stato sospeso con una formula piuttosto vaga, “esigenze mutate e impreviste”.
Le ragioni precise non sono mai state rese pubbliche in modo ufficiale da Roma, ma i rapporti di settore parlavano di costi in crescita, incertezze sulle tempistiche di consegna e soprattutto problemi tecnici. Il KC-46, va detto, si portava dietro criticità note nel suo sistema di rifornimento in volo, in particolare rigidità della pertica e limiti nel Remote Vision System, il sistema di telecamere e schermi usato dall’operatore per guidare le operazioni. Quali distorsione dell’immagine, scarsa percezione della profondità, sensibilità eccessiva ai cambiamenti di luce.
Perché Airbus A330 MRTT sta diventando lo standard europeo
Airbus A330 MRTT non è semplicemente un aereo pensato per rifornire altri velivoli in quota. Derivato dall’Airbus A330-200 commerciale, è stato progettato come piattaforma multimissione. Può trasportare fino a 111 tonnellate di carburante, spostare truppe, movimentare carichi o essere configurato per evacuazioni mediche. Può raggiungere fino a 16.000 chilometri di autonomia e operare con sistemi di rifornimento sia a pertica rigida che a cestello con tubo flessibile. Questa doppia compatibilità è particolarmente preziosa in Europa, dove convivono aerei da combattimento statunitensi ed europei con sistemi di rifornimento diversi tra loro.
Il punto davvero rilevante non è solo quale aereo compra l’Italia, ma con chi potrà operare meglio d’ora in avanti. Airbus A330 MRTT si sta affermando come piattaforma comune tra diversi alleati europei, anche all’interno della flotta multinazionale della NATO con base a Eindhoven. Ciò riduce una delle grandi frizioni di qualsiasi capacità militare condivisa: il rischio che ogni paese finisca con sistemi, formazione, ricambi e procedure troppo diversi tra loro. In una missione di rifornimento in volo, dove i margini sono stretti e la coordinazione conta moltissimo, parlare lo stesso linguaggio tecnico può essere quasi tanto importante quanto avere più aerei a disposizione.
Dalla Spagna all’Italia: il percorso europeo del programma
La Spagna sta già percorrendo una parte di questa strada. L’Ejército del Aire y del Espacio ha in programma tre unità di A330 MRTT: Airbus ha consegnato la prima nell’aprile 2025 e la seconda nell’ottobre dello stesso anno. Un dettaglio interessante è che gli apparecchi spagnoli provenivano da Iberia e sono stati trasferiti per la successiva conversione militare. Si trattava cioè di aerei commerciali riconvertiti per missioni di rifornimento e trasporto.
In Italia, questo aspetto resta ancora aperto. La documentazione tecnica del Ministero della Difesa italiano specifica che, per garantire un’acquisizione nei tempi previsti, è accettabile che i sei aerei siano cisterna militari di seconda mano oppure aeromobili civili derivati da compagnie aeree, destinati alla successiva conversione, purché soddisfino il requisito di un ciclo di vita di 30 anni. È un passaggio significativo perché permette di capire fino a che punto è definito davvero l’accordo. Roma ha scelto la piattaforma e il fornitore, ma non ha ancora reso noto pubblicamente l’origine esatta delle cellule degli aerei. La scelta rafforza il riorientamento europeo del programma di difesa italiano, anche se conserva ancora un’incognita tutt’altro che trascurabile sulla provenienza concreta dei velivoli.
