Hideo Kojima ha visto Return to Silent Hill, il nuovo film tratto dalla celebre saga horror di Konami, e il suo commento è stato talmente sintetico da risultare eloquente. Otto parole, niente di più. Un giudizio che sta già facendo discutere parecchio tra gli appassionati della serie e non solo.
Il leggendario game designer giapponese, noto per aver creato la saga di Metal Gear Solid e più di recente Death Stranding, non ha avuto granché da dire sul nuovo adattamento cinematografico di Silent Hill. E quando una persona del calibro di Kojima sceglie di essere così stringata, il messaggio arriva forte e chiaro. La sua mini recensione, composta appunto da sole otto parole, lascia intendere che il film non lo abbia particolarmente colpito. Un approccio che chi segue Kojima sui social conosce bene: quando qualcosa lo entusiasma, le parole non mancano mai. Anzi, di solito si dilunga in analisi dettagliate e riferimenti cinefili. Il fatto che per Return to Silent Hill abbia scelto la via della brevità è, di per sé, un segnale piuttosto significativo.
Il rapporto tra Kojima e Silent Hill
Vale la pena ricordare che il legame tra Kojima e il franchise di Silent Hill ha una storia complicata e affascinante. Nel 2014 venne pubblicato P.T., il teaser giocabile che avrebbe dovuto anticipare Silent Hills, un capitolo della serie sviluppato proprio da Kojima in collaborazione con il regista Guillermo del Toro e con la partecipazione di Norman Reedus. Quel progetto, cancellato dopo la burrascosa separazione tra Kojima e Konami, resta ancora oggi uno dei più grandi “e se” nella storia dei videogiochi. P.T. riuscì a terrorizzare milioni di giocatori con un semplice corridoio e una manciata di meccaniche geniali, dimostrando che la visione di Kojima per l’horror era qualcosa di davvero unico.
Proprio per questo il suo giudizio su Return to Silent Hill porta con sé un peso specifico enorme. Non si tratta di un commentatore qualsiasi, ma di qualcuno che quel mondo lo conosce dall’interno, che ci ha lavorato e che aveva una visione precisa di dove portare la saga. Il film, diretto da Christophe Gans (lo stesso regista del primo adattamento cinematografico del 2006), punta a raccontare nuovamente la storia di Silent Hill 2, considerato da molti il miglior capitolo dell’intera serie videoludica.
Poche parole, tanto significato
Il fatto che Kojima abbia liquidato il tutto con appena otto parole ha generato reazioni contrastanti online. C’è chi interpreta il suo silenzio quasi totale come una bocciatura netta, e chi invece preferisce non leggere troppo tra le righe. Resta il fatto che quando si parla di Return to Silent Hill, l’opinione di Kojima ha un valore particolare, proprio per la sua storia personale con il franchise.
La saga di Silent Hill vive un momento strano: da un lato il remake di Silent Hill 2 sviluppato da Bloober Team ha ricevuto un’accoglienza generalmente positiva, dall’altro gli adattamenti cinematografici hanno sempre faticato a catturare davvero l’essenza di quell’universo. Il primo film di Gans aveva i suoi momenti, ma il sequel del 2012, Silent Hill: Revelation, fu considerato un disastro quasi unanimemente. Con Return to Silent Hill, le aspettative erano quindi alte ma anche cariche di scetticismo.
Otto parole da parte di Hideo Kojima non cambieranno certo il destino commerciale del film, ma danno comunque un’idea di come il progetto venga percepito da chi quell’universo horror lo ha plasmato con le proprie mani.
