Più di mille pagine di documenti riservati stanno facendo emergere un fenomeno che fino a poco tempo fa nessuno avrebbe immaginato. L’estremismo anti tecnologia è diventato una priorità per le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence degli Stati Uniti. Tra attacchi a dirigenti aziendali. Un movimento di protesta crescente contro i data center e la paura sempre più diffusa che l’IA possa cancellare milioni di posti di lavoro, il Department of Homeland Security, l’FBI e i cosiddetti fusion center hanno iniziato a trattare chi si oppone alla tecnologia come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale.
I documenti, provenienti da rapporti interni mai pubblicati, rivelano un cambio di passo significativo. L’apparato di sorveglianza domestica si sta riorganizzando attorno a una categoria nuova e, secondo diversi esperti legali, preoccupantemente ampia. Il tutto si inserisce nel solco del National Security Presidential Memo 7 firmato dal presidente Donald Trump, che ordina al Dipartimento di Giustizia di prendere di mira chiunque esprima convinzioni considerate “anti americane”, “anti cristiane” o “anti capitaliste”. A ciò si aggiunge la strategia antiterrorismo presentata da Sebastian Gorka, il quale ha indicato l’estremismo di sinistra come una delle tre principali minacce per il paese.
Un rapporto del New York Intelligence and Counterterrorism Bureau usa un’espressione mai apparsa prima nei documenti pubblici dell’FBI o del DHS: “estremismo violento anti tech”. Secondo il documento, il clima caotico generato dalla diffusione dell’intelligenza artificiale nei prossimi cinque anni potrebbe alimentare proteste su larga scala, capaci di sfociare in disordini civili e atti di violenza, soprattutto nelle grandi aree urbane come New York.
USA e tecnologia: dal caso Ziz Laota alla sorveglianza delle proteste pacifiche
Lo stesso rapporto dell’intelligence newyorkese dedica attenzione al caso di Ziz Laota, figura legata a un piccolo gruppo dalle caratteristiche settarie, tre membri del quale sono stati accusati di omicidio. L’ideologia del gruppo ruotava attorno al rischio esistenziale posto dall’intelligenza artificiale, una preoccupazione che, in forme molto meno estreme, è condivisa da esperti di AI alignment, ingegneri del machine learning e persino dalle stesse aziende che sviluppano modelli di frontiera. Eppure, il rapporto avverte che “visioni paranoiche riguardo all’IA” potrebbero diffondersi sulla scia del processo al gruppo.
Ma il problema più concreto riguarda come questa cornice viene applicata nella pratica. I fusion center, strutture create dopo l’11 settembre per collegare le agenzie federali con le forze dell’ordine locali, stanno raccogliendo e facendo circolare informazioni su presunte minacce ai data center e su assemblee pubbliche del tutto legali. Un centro della Pennsylvania occidentale ha segnalato che attori ostili, inclusi estremisti ambientalisti, potrebbero prendere di mira queste infrastrutture. Un altro, in Virginia settentrionale, ha classificato come sospette attività come la fotografia, l’osservazione e persino “minacce espresse o implicite”, comportamenti che, secondo diversi giuristi, rientrano tranquillamente nell’ambito della protesta pacifica e della libertà di espressione.
Spencer Reynolds, avvocato senior presso il NAACP Legal Defense Fund, ha spiegato che questi rapporti si inseriscono in una lunga tradizione di agenzie che trattano le opinioni forti o la semplice partecipazione a proteste come potenziali anticamere della violenza. Le segnalazioni di attività sospette, ha aggiunto, sono notoriamente inaffidabili e permettono agli agenti di proiettare i propri pregiudizi sui fatti.
Tra analisti, contractor privati e il rischio di silenziare il dissenso
Non sono solo le agenzie governative a scandagliare il web. Anche aziende private di open source intelligence, come SITE Intelligence, forniscono ai fusion center bollettini su presunti sentimenti anti tecnologia. Nel gennaio 2025, SITE ha segnalato conversazioni violente in un server Discord definito “neo luddista”. La fondatrice Rita Katz ha difeso l’attività dell’azienda, sostenendo che anche commenti apparentemente provocatori hanno valore informativo all’interno di comunità con legami dimostrati con danni reali. Eppure, in un caso dell’aprile 2025, SITE ha segnalato come potenziale minaccia un video della nonprofit More Perfect Union sugli effetti negativi di un data center in Georgia. Un contenuto che non conteneva alcun invito alla violenza.
Secondo i dati di Data Center Watch, centinaia di organizzazioni in 42 stati si sono mobilitate contro la costruzione di data center. In stati come California, Illinois, Indiana e Wisconsin, la polizia ha rimosso o arrestato cittadini durante assemblee pubbliche per aver criticato queste infrastrutture, in un caso prima ancora che potessero prendere la parola. Mauro Lubrano, ricercatore e autore di “Stop the Machines: The Rise of Anti-Technology”, ha avvertito che qualsiasi framework sull’estremismo anti tech deve essere applicato con cautela. La violenza anti tecnologia è inaccettabile, ma non deve diventare un pretesto per mettere a tacere chi critica la traiettoria attuale dell’intelligenza artificiale.
