La base lunare Artemis che la NASA sta progettando non sarà un piccolo avamposto spaziale, ma qualcosa di enormemente più ambizioso. Mentre i piani per Marte sono stati temporaneamente accantonati, l’agenzia spaziale americana sta concentrando tutte le energie sul ritorno dell’essere umano sulla Luna, e lo sta facendo con una visione che ha dell’incredibile. La futura stazione permanente sul suolo lunare si estenderà per centinaia di chilometri quadrati, occupando un’area paragonabile a quella di una vera e propria città. L’insediamento sorgerà nei pressi del polo sud lunare e vedrà la collaborazione tra droni robotici e imponenti veicoli fuoristrada, con l’obiettivo dichiarato di dare il via a una presenza stabile dell’uomo nello spazio profondo.
A raccontare i dettagli di questo progetto monumentale è stato Carlos García-Galán, responsabile del programma per la base lunare della NASA, che ha spiegato come l’espansione territoriale non sia un capriccio ma una vera necessità logistica. Nujoud Merancy, ingegnere capo del progetto, ha poi chiarito un aspetto fondamentale: non esiste un singolo punto sulla superficie lunare capace di ospitare tutte le infrastrutture necessarie. Le abitazioni degli astronauti dovranno sorgere sulle cime delle colline, così da catturare quanta più luce solare possibile, mentre i sistemi di alimentazione nucleare andranno posizionati ad almeno un chilometro di distanza per proteggere il personale dalle radiazioni. Questa disposizione sparsa e frammentata farà assomigliare la base lunare Artemis a una città diffusa: magari non per numero di abitanti, ma sicuramente per estensione del territorio coperto.
Veicoli fuoristrada e droni per esplorare un territorio enorme
Per muoversi in uno spazio così vasto, la NASA ha stanziato contratti dal valore di centinaia di milioni di euro. Le aziende Astrolab e Lunar Outpost si occuperanno di costruire i nuovi veicoli da esplorazione fuoristrada, progettati sia per trasportare gli astronauti sia per operare in autonomia, guidati direttamente dalla Terra. Questi mezzi verranno portati sulla Luna tramite il sistema Blue Moon di Blue Origin, e l’obiettivo è avere il primo veicolo operativo già entro il 2028. Ad affiancarli ci saranno i droni saltellanti MoonFall, prodotti da Firefly Aerospace, il cui compito sarà mappare i confini dell’insediamento e individuare i punti di maggiore interesse scientifico.
La scelta del polo sud lunare, peraltro, non è casuale. In quella zona si trovano crateri perennemente in ombra dove si è accumulato ghiaccio d’acqua, una risorsa potenzialmente cruciale per qualsiasi insediamento permanente. Il piano della NASA per la base lunare Artemis si svilupperà in tre macro fasi: si partirà con l’invio di robot esplorativi, per poi arrivare, dopo il 2032, a una presenza umana semi permanente.
Una questione anche geopolitica
Non è solo scienza e tecnologia. Jared Isaacman, amministratore della NASA, ha sottolineato quanto sia strategicamente importante stabilire per primi queste basi sul suolo lunare, anche per poter contribuire a definire norme di comportamento internazionale condivise. Chi arriva prima, in sostanza, ha voce in capitolo sulle regole del gioco. E per dare un tocco di teatralità all’intera iniziativa, la NASA ha anche diffuso quello che si potrebbe definire il primo trailer ufficiale del progetto di colonizzazione lunare.

