La crisi globale delle memorie DRAM sta regalando numeri da capogiro a CXMT, acronimo di ChangXin Memory Technologies, produttore cinese che fino a poco tempo fa era considerato un attore marginale nel panorama dei semiconduttori. Nel primo trimestre del 2025, l’azienda ha registrato un’impennata del beneficio netto pari al 1.688%, con ricavi che si sono moltiplicati per otto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il motore di questa crescita esplosiva è la carenza globale di memoria, alimentata soprattutto dalla domanda insaziabile legata all’intelligenza artificiale.
CXMT è nata nel 2016 con l’obiettivo di ridurre la dipendenza della Cina dai grandi produttori di DRAM, un mercato storicamente dominato da Samsung Electronics, SK Hynix e Micron. A distanza di quasi un decennio, quella scommessa sta cominciando a dare frutti concreti, e lo fa proprio nel momento peggiore per i rivali e nel migliore per Pechino.
CXMT: numeri da record e prezzi alle stelle
Stando ai dati più recenti, CXMT ha messo a segno un beneficio netto di 24.700 milioni di yuan, che corrispondono a circa 3,3 miliardi di euro, nel primo trimestre, a fronte di ricavi pari a 50.800 milioni di yuan. Il salto è ancora più impressionante se si pensa che appena un anno fa, nello stesso trimestre, l’azienda era ancora in perdita per 1.600 milioni di yuan. Per la prima metà dell’anno, CXMT prevede ricavi compresi tra 110.000 e 120.000 milioni di yuan e un beneficio netto che potrebbe toccare i 57.000 milioni di yuan. Insomma, un momento davvero straordinario.
La spinta principale arriva dal boom dei prezzi della DRAM convenzionale. I grandi produttori hanno dirottato buona parte delle loro linee produttive verso la memoria ad alta larghezza di banda, la cosiddetta HBM, fondamentale per alimentare i data center dedicati all’intelligenza artificiale. Questo spostamento ha provocato una scarsità senza precedenti nel segmento della DRAM standard, e i prezzi nel primo trimestre sono praticamente raddoppiati, con la prospettiva di un ulteriore aumento del 60% nel secondo trimestre.
CXMT oggi detiene una quota di mercato globale del 7,67%, il che ne fa il quarto produttore mondiale e il primo in Cina. Tra i clienti di peso figurano nomi come Alibaba, Tencent e ByteDance, i colossi dell’ecosistema digitale cinese. Ma il cerchio si sta allargando. Anche produttori di PC del calibro di HP, Dell, ASUS e Acer sarebbero disposti a certificare i chip di CXMT, vista la difficoltà nel reperire memoria sufficiente sul mercato.
Tensioni geopolitiche e piani di quotazione in Borsa
Il quadro non è però privo di ombre. Negli Stati Uniti si sta lavorando alla proposta nota come MATCH Act, che punta a inasprire le restrizioni sull’esportazione di apparecchiature per la fabbricazione di chip verso la Cina, inserendo nella lista nera anche CXMT e Hua Hong Semiconductor. Il prospetto per la quotazione in Borsa è stato presentato proprio subito dopo il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, in un momento in cui il fronte tecnologico resta uno dei punti più caldi tra le due potenze.
CXMT punta a raccogliere 29.500 milioni di yuan attraverso la quotazione sullo STAR Market di Shanghai, e sarebbe una delle più grandi offerte pubbliche iniziali dell’anno nel paese. L’azienda ha dichiarato che i fondi raccolti serviranno ad aggiornare le linee produttive, migliorare la tecnologia DRAM e finanziare la ricerca sulla prossima generazione di memorie. Al momento CXMT opera tre fabbriche di wafer da 12 pollici distribuite tra Hefei e Pechino, e ammette che la capacità attuale non basta a soddisfare la domanda interna.
Sul fronte strategico, la mossa da tenere d’occhio è l’ingresso di CXMT nel segmento HBM. L’azienda ha avviato la produzione su larga scala di memorie HBM3, il componente critico per i server dedicati all’intelligenza artificiale, rompendo così il monopolio che fino a questo momento era nelle mani dei tre grandi produttori storici. Per ora quella produzione resta confinata in Cina, ma la sua sola esistenza contribuisce già ad allentare la pressione sulla catena di fornitura globale.
