Presentare una denuncia tramite app IO potrebbe diventare realtà nel giro di poco tempo. Lo ha annunciato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, durante il Festival dell’Economia di Trento 2026, delineando una strategia di modernizzazione che tocca digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove competenze tecnologiche e modalità investigative più evolute. Il tutto senza smantellare il presidio fisico delle Stazioni e delle Caserme sparse sul territorio nazionale.
“Riceviamo mediamente 2,3 milioni di denunce”, ha spiegato Luongo. “Ci siamo chiesti che cosa possiamo fare per sfruttare la tecnologia e velocizzare il sistema. Attraverso l’app IO si potrà presentare una denuncia”. Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma dovrebbe vedere la luce a breve. Secondo le stime condivise dall’Arma, questa svolta digitale consentirebbe di alleggerire circa 61 milioni di ore di attività considerate a basso valore aggiunto. Non solo: l’impatto riguarderebbe anche il consumo di carta, stimato in circa 110 milioni di fogli, e le emissioni, nell’ordine di 110mila tonnellate di CO2.
Luongo ha tenuto a precisare un punto che evidentemente considera cruciale: la trasformazione digitale non significherà meno presenza sul territorio. “La tecnologia non sostituirà il fattore umano: ne amplificherà l’efficacia”, ha detto, ribadendo la necessità di un equilibrio tra innovazione e vicinanza ai cittadini. Del resto, i Carabinieri sono presenti con Stazioni e Tenenze in 7.407 Comuni italiani e rappresentano l’unico riferimento di legalità per il 57% della popolazione. “Immagino l’Arma di domani come un’Istituzione pienamente proiettata nella modernità, ma senza mai perdere la propria identità”, ha aggiunto.
Criminalità organizzata e nuovi strumenti investigativi: il ruolo dell’AI e dell’analisi dati
La trasformazione descritta dal comandante generale non nasce nel vuoto. Risponde a un cambiamento profondo nella criminalità organizzata, che secondo Luongo si muove sempre meno attraverso il controllo visibile del territorio e sempre più come struttura economica, capace di infiltrarsi nell’economia legale e alterare la concorrenza. Nel 2025, ha ricordato, i Carabinieri hanno sequestrato oltre 168 milioni di euro e confiscato circa 44 milioni nell’ambito delle indagini contro le organizzazioni mafiose.
Sul fronte investigativo, l’Arma punta con decisione su analisi dei dati, investigazioni telematiche e tracciamento dei flussi finanziari virtuali, comprese le transazioni in criptovalute. Luongo ha parlato di un modello investigativo “binario”, costruito su nuclei locali affiancati da una struttura centrale a Roma, con l’impiego di banche dati integrate e strumenti basati su AI per l’analisi dei dati raccolti durante le indagini.
Formazione, competenze STEM e arruolamento di nuovi profili tecnologici
La riorganizzazione dell’Arma dei Carabinieri passa anche dalla formazione. Le collaborazioni con il mondo accademico nelle discipline STEM stanno diventando sempre più centrali, perché le attività investigative oggi richiedono competenze che spaziano dall’analisi dei dati alla comprensione dei domini digitali. Nei percorsi destinati ai reparti specialistici come RIS e ROS vengono già incluse materie legate a genetica forense, analisi del DNA, digital forensics e investigazioni telematiche. Ufficiali e marescialli alternano la formazione nelle Scuole con periodi operativi nei reparti territoriali attraverso un modello di training on the job, rafforzato a partire dal corrente anno accademico.
L’Arma punta inoltre ad attrarre giovani professionisti con competenze tecnologiche e cyber, sottolineando anche aspetti legati a etica del servizio, senso del dovere, responsabilità e trasparenza. A questo proposito, il recente decreto sicurezza ha introdotto fino al 31 dicembre 2027 la possibilità di arruolare marescialli a nomina diretta tra laureati under 28, con un corso formativo di almeno sei mesi, una ferma di quattro anni e il riconoscimento economico e previdenziale del percorso universitario svolto.
