La guerra dei formati documentali si riaccende, e stavolta LibreOffice non usa mezzi termini. The Document Foundation, l’organizzazione che sviluppa la celebre suite open source, ha pubblicato un lungo intervento in cui attacca frontalmente Microsoft e il suo formato OOXML, definendolo “assurdo” per complessità e di fatto proprietario nonostante venga presentato come aperto. A rendere tutto più vivido c’è un aneddoto che da solo vale l’intero ragionamento: nel 2020, il comitato internazionale responsabile della nomenclatura dei geni umani ha dovuto rinominare decine di geni perché Excel li convertiva silenziosamente in date. Nomi come SEPT1 e MARCH1 venivano trasformati automaticamente in settembre e marzo. E la cosa incredibile è che, invece di pretendere una correzione da Redmond, la comunità scientifica ha preferito cambiare i nomi dei geni. Anni di nomenclatura consolidata buttati via per non scontrarsi con un bug di Excel.
Questo episodio è diventato il simbolo perfetto di un problema molto più grande, secondo The Document Foundation. Il formato OOXML, utilizzato da Microsoft Office, sarebbe aperto solo sulla carta. La documentazione supera le 7.500 pagine, manca una gestione chiara delle versioni, non si appoggia a standard indipendenti e continua a fare affidamento su componenti proprietarie ogni volta che è possibile. TDF accusa Microsoft di aver convinto l’ISO, i governi e di conseguenza il mondo intero che OOXML fosse un formato “di transizione”, destinato a diventare non proprietario e pienamente standardizzato dopo il 2010. Cosa che non è mai successa. Il risultato pratico è che Microsoft detiene un monopolio di fatto sui documenti creati dagli utenti, e il mondo resta incastrato in un formato che nessuno ha mai realmente scelto ma semplicemente ereditato.
Excel e il calendario che non funziona
The Document Foundation va oltre e punta il dito su una questione tecnica che suona quasi comica: OOXML sarebbe talmente complesso da non riuscire nemmeno a gestire correttamente il calendario gregoriano. Excel identifica erroneamente il 1900 come anno bisestile, e quando sbaglia le date, lo fa in un modo che nessun altro software riesce a eguagliare in peggio. Il caso dei geni rinominati resta emblematico di questa fragilità strutturale, ma non è l’unico esempio di come il formato porti con sé problemi che si trascinano da decenni senza mai essere risolti davvero.
La proposta di TDF: ODF come formato nativo, OOXML solo per lo scambio
La posizione espressa da TDF è piuttosto netta. Non basta che i software supportino il formato ODF (OpenDocument Format), lo standard aperto alternativo controllato dalla comunità e non da un singolo venditore. Deve essere il formato nativo. Qualsiasi documento creato in ODF resta proprietà dell’autore, senza che un’azienda possa modificare il formato in modo unilaterale. OOXML, nella visione di TDF, dovrebbe essere relegato al ruolo di formato di interoperabilità, usato esclusivamente per scambiare documenti con chi ancora si affida allo standard proprietario per comodità o per mancanza di alternative percepite. Qualsiasi altra soluzione, sempre secondo The Document Foundation, rappresenta “falsa sovranità digitale.”
Resta il fatto che, come spesso accade nelle guerre tra formati, avere ragione sul piano tecnico non garantisce di prevalere nella pratica. Microsoft Office conta miliardi di utenti nel mondo, mentre LibreOffice rimane una realtà con numeri decisamente più contenuti.
