Le dimensioni contano, almeno quando si parla di sviluppo videoludico. E a ricordarcelo ci ha pensato il direttore di Kingdom Come Deliverance 2, che ha voluto mettere nero su bianco un confronto piuttosto eloquente tra Warhorse Studios e il colosso francese Ubisoft. Un paragone che, a dirla tutta, fa una certa impressione.
Secondo quanto dichiarato, Ubisoft avrebbe le dimensioni equivalenti a circa 70 studi delle dimensioni di Warhorse, e questo persino dopo i numerosi licenziamenti che hanno colpito l’azienda negli ultimi tempi. Una sproporzione enorme, che il direttore ha voluto rendere ancora più concreta con un esempio che lascia poco spazio all’immaginazione: con quelle risorse, Ubisoft potrebbe teoricamente sviluppare 10 giochi delle dimensioni di Kingdom Come Deliverance 2, ciascuno con un ciclo di sviluppo di sette anni, e pubblicarne uno ogni singolo anno.
Un confronto che fa riflettere sulla scala dell’industria
Il punto sollevato non è banale. Warhorse Studios è uno studio che ha costruito la propria reputazione con un approccio quasi artigianale allo sviluppo, puntando su un RPG storico ambizioso e curato nei dettagli, nato con il primo capitolo e cresciuto ulteriormente con Kingdom Come Deliverance 2. Parliamo di un team che, pur essendo cresciuto negli anni, resta una realtà relativamente contenuta se paragonata ai grandi publisher dell’industria.
Ubisoft, dall’altra parte, è una macchina produttiva su scala completamente diversa. Eppure, nonostante le migliaia di dipendenti distribuiti in decine di sedi nel mondo, l’azienda francese ha attraversato un periodo complicato, tra ristrutturazioni interne, tagli al personale e progetti cancellati o ridimensionati. Il fatto che, anche dopo queste riduzioni, le sue dimensioni restino così sproporzionate rispetto a uno studio come Warhorse la dice lunga su quanto sia vasta la sua struttura organizzativa.
Il paragone proposto dal direttore di Kingdom Come Deliverance 2 serve essenzialmente a questo: dare una misura tangibile. Perché quando si parla di grandi aziende videoludiche, i numeri rischiano di rimanere astratti. Dire “70 volte Warhorse” rende tutto improvvisamente molto più comprensibile, anche per chi non segue quotidianamente le dinamiche dell’industria.
Warhorse e la forza di restare piccoli
C’è un sottotesto interessante in queste parole. Warhorse Studios ha dimostrato che non servono necessariamente le dimensioni di un colosso per realizzare un prodotto capace di conquistare milioni di giocatori. Kingdom Come Deliverance 2 è il frutto di un team che conosce bene i propri limiti e li trasforma in punti di forza, concentrando le risorse su ciò che conta davvero: la qualità dell’esperienza, la profondità narrativa, la cura per il contesto storico.
Il confronto con Ubisoft, quindi, non suona come una critica diretta, ma piuttosto come una constatazione quasi divertita. Come a dire: guardate cosa riusciamo a fare con una frazione delle risorse. E se qualcuno volesse portare il ragionamento alle estreme conseguenze, con le dimensioni attuali di Ubisoft si potrebbe arrivare a un ipotetico Kingdom Come Deliverance 13. Che, a pensarci bene, come titolo non suonerebbe nemmeno male.
Il dato concreto resta quello: 70 a 1 è il rapporto tra le due realtà, e ogni anno Ubisoft potrebbe sfornare un gioco della portata di Kingdom Come Deliverance 2 per un decennio intero, facendo lavorare ciascun team per sette anni. Un esercizio teorico, certo, ma che racconta meglio di qualsiasi bilancio aziendale la differenza di scala tra chi sviluppa con poche centinaia di persone e chi ne gestisce migliaia.
