Lo smartphone di OpenAI inizia a prendere forma, almeno sulla carta. Dopo settimane di voci e indiscrezioni, sono trapelate alcune specifiche tecniche piuttosto interessanti che lasciano intravedere un progetto ambizioso, pensato per competere direttamente con i big del settore. Il celebre analista Ming-Chi Kuo, storicamente molto vicino alla supply chain di Apple e noto per l’affidabilità delle sue fonti, ha condiviso diversi dettagli su quella che potrebbe essere la piattaforma hardware del dispositivo.
La filosofia alla base del progetto è chiara: OpenAI non vuole costruire l’ennesimo telefono con un assistente vocale appiccicato sopra. L’idea sarebbe quella di ripensare completamente il concetto di smartphone, abbandonando il classico paradigma delle app per abbracciare un modello fondato sulla cosiddetta AI agentica. In pratica, il dispositivo dovrebbe funzionare come un assistente sempre attivo, capace di comprendere il contesto in cui si trova chi lo usa e di agire di conseguenza, senza bisogno di aprire e chiudere applicazioni in continuazione. Un salto concettuale non da poco, che ovviamente richiede un hardware all’altezza.
Chip personalizzato con MediaTek e doppia NPU
Ed è proprio sull’hardware che le informazioni si fanno più succose. Il cuore di OpenAI Phone sarebbe un SoC personalizzato sviluppato insieme a MediaTek, basato su una variante dedicata del futuro Dimensity 9600. La produzione sarebbe affidata a TSMC con il processo N2P di classe 2 nm, il che garantirebbe un ottimo equilibrio tra potenza ed efficienza energetica.
Il dettaglio più interessante riguarda la presenza di due NPU distinte, pensate per gestire in parallelo diversi carichi legati all’intelligenza artificiale: dal riconoscimento visivo all’elaborazione contestuale, passando per i modelli linguistici avanzati che sono il pane quotidiano di ChatGPT. Lo smartphone, in sostanza, dovrà essere in grado di “capire” ciò che vede in tempo reale, elaborando continuamente informazioni visive e ambientali. Per questo motivo, particolare attenzione verrà dedicata al comparto fotografico e ai sensori ambientali, che diventano fondamentali non tanto per scattare belle foto, quanto per alimentare costantemente il motore di intelligenza artificiale.
A supporto di tutto questo, il dispositivo dovrebbe montare memorie decisamente generose e veloci: si parla di RAM LPDDR6 e storage UFS 5.0, due componenti che al momento rappresentano il top di gamma in termini di velocità e prestazioni nel mondo mobile.
Obiettivi di vendita e strategia commerciale
Le ambizioni di OpenAI non si fermano alla scheda tecnica. Secondo le informazioni trapelate, lo smartphone potrebbe arrivare sul mercato nella prima metà del 2027, posizionandosi più o meno in contemporanea con i Galaxy S27 di Samsung. Ma il vero bersaglio sarebbero gli iPhone Pro di Apple, i modelli più prestigiosi e costosi della gamma. L’obiettivo dichiarato è quello di vendere 30 milioni di unità tra il 2027 e il 2028, un numero che suona decisamente ambizioso per un’azienda che non ha mai prodotto hardware consumer.
La strategia ricorda da vicino quella che ha reso Apple così forte nel tempo: costruire un ecosistema chiuso, fatto di ottimo hardware e servizi in abbonamento, capace di fidelizzare gli utenti e tenerli all’interno del proprio universo. Una sorta di “gabbia dorata”, come viene definita, dove la qualità dell’esperienza complessiva diventa il motivo per restare. OpenAI punta esattamente a replicare quel modello, sfruttando la propria posizione dominante nel campo dell’intelligenza artificiale come leva per entrare nel mercato smartphone dalla porta principale.
