Project Panama suona come il nome in codice di un thriller e in effetti la storia che porta con sé ha qualcosa di cinematografico. Si tratta del piano segreto con cui Anthropic, la società fondata dai fratelli Amodei, ha acquistato e fisicamente distrutto milioni di libri cartacei per addestrare il proprio modello di intelligenza artificiale, Claude. L’idea di fondo era chiara: dare in pasto ai sistemi di apprendimento automatico testi di qualità elevata, quelli stampati su carta e inchiostro, piuttosto che il linguaggio spesso scadente che si trova su internet. Un progetto concepito nel 2024, rimasto nascosto fino a quando una serie di documenti giudiziari non lo ha portato alla luce.
Il funzionamento della catena era tanto efficiente quanto inquietante. I libri venivano acquistati sul mercato dell’usato, tagliati con una macchina idraulica di precisione, e poi scansionati pagina per pagina con scanner professionali ad alta velocità. Quello che restava delle copie smembrate veniva ritirato da un’azienda di riciclaggio. Una catena di montaggio al contrario, che distruggeva oggetti fisici per produrre informazioni digitali. Ed era proprio questo aspetto a rendere Project Panama così delicato dal punto di vista reputazionale: nessuno voleva che si sapesse.
Come’è venuto fuori tutto
A far emergere i dettagli è stata una class action intentata da alcuni editori contro Anthropic, accusata di aver violato il diritto d’autore delle opere utilizzate per l’addestramento dei propri modelli. La vicenda si è chiusa a settembre 2025 con un patteggiamento da circa 1,4 miliardi di euro, ma a gennaio un giudice ha reso pubblici parte degli atti processuali. Ed è lì dentro che si nascondevano i particolari di Project Panama.
Secondo le stime, Anthropic avrebbe acquistato tra cinquecentomila e due milioni di volumi nell’arco di circa sei mesi, per una spesa nell’ordine delle decine di milioni di euro. L’azienda si era rivolta inizialmente a The Strand, storica libreria di New York, per poi affidarsi soprattutto a due rivenditori specializzati in libri usati: l’americano Better World Books e il britannico World of Books. La scelta dell’usato serviva a contenere i costi, certo, ma probabilmente anche a mantenere un profilo basso.
La vicenda di Project Panama si inserisce in un quadro più ampio e ormai piuttosto noto. La maggior parte delle grandi aziende che operano nell’intelligenza artificiale ha fatto uso di testi protetti da copyright per addestrare i propri modelli, attingendo spesso a siti illegali e biblioteche digitali pirata. OpenAI e Meta non hanno mai nascosto di aver sfruttato fonti simili.
Dal metodo pirata ai libri fisici
Prima di passare ai libri cartacei, anche Anthropic aveva percorso la strada della pirateria. Dalle carte processuali è emerso che nel 2021 il cofondatore Ben Mann si era occupato personalmente di scaricare milioni di libri da LibGen, una delle più note biblioteche ombra del web. L’anno successivo, Mann aveva elogiato un nuovo sito chiamato Pirate Library Mirror, che dichiarava apertamente di violare la legge sul copyright nella maggior parte dei paesi.
Il passaggio dai download illegali all’acquisto di copie fisiche usate, secondo l’accusa, rappresentava un tentativo di aggirare le norme sul copyright facendo leva sulla cosiddetta dottrina della prima vendita. Questo principio legale consente a chi acquista un bene di farne ciò che vuole senza che il detentore dei diritti possa opporsi. La distruzione dei libri usati da parte di Anthropic è stata ritenuta legale. L’uso dei testi piratati no: ed è proprio quello ad aver portato al risarcimento da circa 1,4 miliardi di euro.
