Il processo Musk contro Altman, uno degli scontri legali più seguiti nel mondo della tecnologia, si è concluso con la giuria che ha deciso di respingere tutte le accuse per decorrenza dei termini di prescrizione. Una vicenda che ha tenuto banco per settimane, mettendo sotto i riflettori il futuro di OpenAI, della sua struttura societaria e del rapporto ormai logorato tra due delle figure più influenti nel settore dell’intelligenza artificiale.
La causa era stata avviata nel 2024 da Elon Musk, cofondatore di OpenAI, che accusava Sam Altman e il presidente Greg Brockman di averlo ingannato, convincendolo a finanziare l’organizzazione con la promessa di sviluppare l’IA a beneficio dell’umanità, per poi deviare verso un modello orientato al profitto. Musk aveva chiesto la rimozione di Altman e Brockman, oltre allo stop delle operazioni di OpenAI come società benefit. Da parte sua, OpenAI ha sempre sostenuto che la causa fosse un tentativo pretestuoso e mosso dall’invidia, finalizzato a danneggiare un concorrente diretto, visto che Musk è anche a capo di xAI, la società che ha lanciato Grok come rivale di ChatGPT.
Musk vs Altman: quasi un mese di testimonianze esplosive
Il processo è durato quasi un mese e ha visto sfilare sul banco dei testimoni nomi di primissimo piano. Oltre a Musk e Altman, hanno testimoniato Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, Greg Brockman, Ilya Sutskever (ex capo scientifico e cofondatore di OpenAI), e Shivon Zilis, ex membro del consiglio di amministrazione di OpenAI nonché madre di alcuni figli di Musk. Le deposizioni video di Mira Murati, ex dirigente di OpenAI, hanno aggiunto ulteriore pepe alla vicenda: Murati ha dichiarato di non potersi fidare delle parole di Altman, aggiungendo che dopo il suo ritorno alla guida della società i problemi erano rimasti.
Uno dei momenti più tesi è arrivato quando il legale di OpenAI, William Savitt, durante le arringhe finali ha parlato di “amnesia selettiva” da parte di Musk, sottolineando anche che il magnate si trovava all’estero con il presidente Trump nonostante le disposizioni del giudice. Dall’altra parte, Steven Molo, avvocato di Musk, ha cercato di sostenere che i primi finanziamenti di Musk fossero stati fondamentali per la nascita di OpenAI e che la transizione verso il profitto rappresentasse un tradimento degli accordi originali. Tuttavia, la giuria non ha trovato gli argomenti convincenti.
Le questioni rimaste sul tavolo
Tra le testimonianze più significative, quella di Bret Taylor, presidente della fondazione OpenAI, che ha dichiarato senza giri di parole che “OpenAI non è assolutamente profittevole”. Altman, dal canto suo, ha rivelato che la società ha raccolto circa 175 miliardi di dollari in investimenti e ha raccontato come Musk avesse sospeso le sue donazioni trimestrali nel 2017, lasciando OpenAI in una posizione molto difficile. Secondo Altman, Musk aveva spinto perché l’organizzazione venisse acquisita da Tesla, e il problema di fondo era sempre stato il controllo: Musk non avrebbe più investito in startup che non potesse controllare direttamente.
Anche Helen Toner, ex membro del consiglio, ha offerto uno spaccato interessante, raccontando i dettagli della cacciata di Altman nel 2023 e rivelando che il board aveva persino discusso una possibile fusione con Anthropic durante quel periodo turbolento. Sutskever ha testimoniato di essersi sentito a disagio di fronte alla richiesta di Musk di ottenere una quota di controllo significativa nella società.
Dopo poche ore di camera di consiglio, la giuria ha emesso un verdetto unanime, decidendo di archiviare tutte le accuse. Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha presieduto un processo che, nelle parole pronunciate in aula, si è svolto in “una stanza piena di persone inaffidabili che litigano tra loro”.
