Ancora un trimestre da incorniciare per Nvidia, che continua a cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale come nessun’altra azienda al mondo riesce a fare. I risultati del primo trimestre del 2026 parlano una lingua che ormai si fa quasi fatica a decifrare tanto sono fuori scala, eppure non smettono di sorprendere. La società guidata da Jensen Huang ha chiuso il periodo con ricavi pari a circa 75 miliardi di euro, una cifra che segna un incremento di circa l’85% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Ma il dato che davvero toglie il fiato riguarda gli utili netti: parliamo di circa 53,5 miliardi di euro, vale a dire più del triplo su base annua. Numeri che raccontano, senza bisogno di tante parole, quanto la fame di infrastrutture per l’intelligenza artificiale stia alimentando i conti di Nvidia a ritmi vertiginosi.
E non è poi così difficile capire da dove arrivi tutta questa crescita. La divisione datacenter è diventata ormai il cuore pulsante del business, la fonte di introiti dominante e senza rivali all’interno dell’azienda. Il gaming, che pure ha fatto la storia di Nvidia, è passato decisamente in secondo piano. Huang, dal canto suo, non sembra voler frenare l’entusiasmo. Anzi, è convinto che la corsa all’AI non abbia alcuna intenzione di rallentare, figurarsi di fermarsi. Le sue stime parlano di una spesa globale annuale in infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale che potrebbe attestarsi tra i 2.750 e i 3.670 miliardi di euro entro la fine del decennio. Cifre che, se confermate, renderebbero quello attuale solo l’inizio di qualcosa di enormemente più grande.
Wall Street resta fredda nonostante i numeri stellari di Nvidia
Tutto rose e fiori, allora? Non esattamente. E qui sta il paradosso più interessante di questa stagione per Nvidia. Nonostante risultati che in qualsiasi altro contesto avrebbero fatto schizzare il titolo verso l’alto, gli investitori hanno reagito con una certa freddezza. Nelle ore successive alla pubblicazione dei conti, il valore delle azioni Nvidia è addirittura sceso, anche se di poco: circa l’1,6%. Può sembrare assurdo, eppure c’è una logica dietro.
Secondo diversi analisti, il problema è tutto nelle aspettative. Quando un’azienda come Nvidia sforna trimestri record uno dopo l’altro, il mercato alza continuamente l’asticella. E a un certo punto diventa quasi impossibile stupire. Le performance straordinarie, ripetute per tanti trimestri di fila, finiscono per diventare la nuova normalità. E qualsiasi risultato che non sia clamorosamente superiore alle previsioni viene accolto con un’alzata di spalle. È una dinamica che chi segue i mercati conosce bene: la sindrome delle aspettative impossibili.
