Samsung è riuscita a scongiurare quello che sarebbe stato uno degli scioperi più imponenti della sua storia recente. A poche ore dall’inizio della protesta, che avrebbe coinvolto le fabbriche di semiconduttori in Corea del Sud, l’azienda ha raggiunto un’intesa con i sindacati dei lavoratori, con il governo sudcoreano che ha svolto il ruolo di mediatore. Un epilogo tutt’altro che scontato, arrivato proprio quando la tensione sembrava ormai fuori controllo.
L’accordo, però, non è ancora definitivo. Le votazioni per la ratifica si terranno tra il 22 e il 27 maggio, ma secondo i vertici sindacali le probabilità che venga approvato sono molto alte. E questo, per Samsung, è già un segnale di enorme sollievo.
I dettagli dell’accordo: bonus legati all’utile operativo e pagamenti in azioni
Non tutti i punti dell’intesa sono stati resi pubblici nel dettaglio, ma qualcosa di importante si sa già. Nei prossimi anni Samsung destinerà circa il 10,5% dell’utile operativo della divisione chip, quella che comprende sia le memorie sia i processori e chip logici, a bonus speciali per i dipendenti. Il sindacato inizialmente aveva chiesto il 15%, quindi si tratta di un compromesso, ma comunque significativo.
C’è un aspetto interessante da sottolineare: una parte consistente di questi premi verrà erogata sotto forma di azioni anziché in contanti. Secondo gli analisti, questa formula permette a Samsung di contenere l’impatto immediato sui conti, offrendo però ai lavoratori compensi potenzialmente molto elevati. Per alcuni dipendenti, soprattutto quelli con gli stipendi più alti nella divisione memorie, i bonus potrebbero superare i 600 milioni di won, pari a circa 380.000 euro.
Naturalmente non è tutto a fondo perduto. I pagamenti saranno subordinati a obiettivi di produzione decisamente ambiziosi: Samsung dovrà raggiungere oltre 200.000 miliardi di won (circa 122 miliardi di euro) di fatturato annuale tra il 2026 e il 2028, e almeno 100.000 miliardi tra il 2029 e il 2035. In più, i dipendenti che riceveranno azioni dovranno mantenerle per almeno dieci anni prima di poterle vendere. Un vincolo non da poco.
Lo sciopero avrebbe paralizzato 48.000 lavoratori per 18 giorni
Per capire la portata di quello che è stato evitato, basta guardare i numeri. Lo sciopero sventato sarebbe dovuto durare 18 giorni e avrebbe coinvolto circa 48.000 dipendenti. Le conseguenze per l’intero settore dei semiconduttori sarebbero state enormi, soprattutto in un momento in cui la filiera è già sotto pressione per la corsa all’intelligenza artificiale.
Jun Young–hyun, responsabile della divisione chip di Samsung, ha invitato i lavoratori a “lasciarsi alle spalle il conflitto” per rafforzare la competitività globale dell’azienda in quello che ha definito un periodo storico particolarmente delicato. Un appello che suona come un tentativo di voltare pagina il più in fretta possibile, prima che la questione possa riaprirsi.
