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Minerali critici: il prezzo ambientale che l’Europa non vuole vedere

Il rapporto di Corporate Europe Observatory svela come l'Europa stia sacrificando le tutele ambientali per accelerare l'estrazione di minerali critici.

scritto da Rossella Vitale 21/05/2026 0 commenti 3 Minuti lettura
Minerali critici: il prezzo ambientale che l'Europa non vuole vedere
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Il costo ambientale che l’Europa sta accettando di pagare per ridurre la propria dipendenza dalla Cina sui minerali critici è un tema che sta diventando sempre più urgente, e anche parecchio scomodo. Un nuovo rapporto della ong Corporate Europe Observatory, attiva nel monitoraggio delle lobby a Bruxelles, mette nero su bianco quanto il processo di permitting europeo, cioè il percorso di autorizzazione di nuove attività industriali ad alto impatto ambientale, si stia allentando in modo significativo. Il tutto in nome della competitività e della sovranità industriale. Le analisi sulla competitività del continente, come quella firmata dall’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, insistono da tempo sulla necessità di velocizzare le pratiche autorizzative. Ma secondo la ong, questa accelerazione aumenta in modo più che proporzionale il rischio di compromettere territori che, con enorme fatica, erano stati tutelati da normative diventate un punto di riferimento mondiale.

La scintilla di tutto è stata la guerra in Ucraina, che ha aperto la nuova era del disordine globale. La risposta di Bruxelles si è concretizzata nel Critical Raw Materials Act, entrato in vigore a marzo 2024 e pensato per garantire parte degli approvvigionamenti di minerali indispensabili per l’economia digitale, la transizione energetica, la difesa e l’aerospazio. All’epoca, il continente dipendeva quasi totalmente da Pechino. Il legislatore comunitario, con tutta la cautela diplomatica del caso, evitava persino di nominare direttamente la Cina, limitandosi a parlare di “dipendenza da un unico paese”. L’obiettivo fissato dall’Unione è ambizioso: entro il 2030, nessuna dipendenza da un singolo paese terzo superiore al 65%. Che resta una soglia alta, certo, ma rappresenta comunque un abbassamento consistente rispetto alla situazione attuale. Per riuscirci servono progetti strategici, procedure semplificate e accesso agevolato ai finanziamenti.

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Le mosse del 2025 e la reazione delle ong

La vera svolta, sostiene Corporate Europe Observatory, è arrivata nel 2025, quando la Commissione europea ha presentato una serie di proposte operative per velocizzare le pratiche nel settore estrattivo. Il primo tassello è il piano d’azione ReSource EU, adottato lo scorso dicembre, che disegna una corsia preferenziale per l’estrazione di minerali critici, arrivando a modificare la direttiva europea sulla protezione delle acque. Poi c’è l’Environmental Omnibus, che promette di snellire le procedure tagliando reportistica e responsabilità estesa dei produttori. E infine il Grids Package, dedicato alle infrastrutture energetiche necessarie alla transizione ecologica. Per nessuno di questi “omnibus”, denuncia la ong, sarebbe stato predisposto uno studio di impatto.

Il mondo economico e industriale ha accolto favorevolmente queste mosse, anche se qualcuno le ritiene ancora insufficienti. Le organizzazioni non governative, però, sono sul piede di guerra. Secondo Corporate Europe Observatory, le proposte omnibus sarebbero le nuove “scope con cui si cerca di spazzare via le regole”: dieci, finora, stando al loro conteggio. E nei testi europei si fa sempre più ricorso a un vocabolario di ispirazione aziendale, con espressioni come “colli di bottiglia”, “neutralità tecnologica”, “semplificazione” e “stress test”.

Il caso della miniera di Kiruna e il nodo della sostenibilità

Tra i casi più emblematici citati nel rapporto c’è quello della miniera di Per Geijer, nei sobborghi di Kiruna, la città più a nord della Svezia. Operata dalla compagnia estrattiva statale Lkab, si tratterebbe del più grande deposito di terre rare in questa parte del mondo. La stessa azienda lo definisce un tassello fondamentale per la transizione energetica. Nel gennaio 2023, il ministro svedese per l’Energia Ebba Busch dichiarava che “l’elettrificazione e l’indipendenza da Russia e Cina cominceranno dalla miniera”. L’amministratore delegato di Lkab, Jan Moström, sempre nel 2023, era ancora più esplicito: servono almeno 10 o 15 anni per cominciare a estrarre e portare le materie prime sul mercato, anche in un’area dove l’attività estrattiva va avanti da oltre 130 anni. Da qui la spinta a cambiare i processi autorizzativi.

La miniera di Per Geijer è stata ritenuta “di interesse strategico” dal Critical Raw Materials Act, rendendola idonea a ricevere prestiti, garanzie e strumenti di sostegno finanziario. Ma secondo gli attivisti, l’attività metterebbe a repentaglio le popolazioni indigene insediate da millenni nell’area, che sopravvivono allevando renne. Un’immagine rende bene l’idea dell’impatto: per evitare danni, si è proceduto a spostare fisicamente una chiesa dal paese con l’aiuto di pesanti camion rimorchio.

Una questione urgente

Alberto Prina Cerai, research fellow in tema di energia e sostenibilità geoeconomica dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), riconosce l’urgenza della questione approvvigionamenti. Per quanto riguarda le materie prime critiche, si punta a estrarre nel territorio dell’Unione il 10% del fabbisogno. Ma i legislatori hanno fissato target non vincolanti al 2030, proprio perché consapevoli della difficoltà a raggiungerli. “Il just in time non è più la regola di fondo degli scambi commerciali”, spiega l’esperto. “Semplificazione significa sicurezza economica per il blocco continentale. Ma non possiamo permettere che questo vada a danno delle comunità locali, come nel caso di un grosso deposito di litio in Serbia. Si otterrebbe l’effetto opposto: si finirebbe per decelerare”.

Fare attività estrattiva in Europa, aggiunge Prina Cerai, resta comunque più sostenibile che in altri paesi, anche per la presenza di meccanismi di monitoraggio. La questione decisiva, secondo l’esperto, riguarda la sostenibilità finanziaria dei progetti, tema che si aprirà nei prossimi anni. 

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Rossella Vitale
Rossella Vitale

Se dovessi scrivere quali sono i miei interessi o descrivermi ci metterei forse una giornata intera, quindi sarò breve. Mi piace esprimermi attraverso la scrittura, mezzo di comunicazione che molti non considerano più così importante, amo i miei animali (gatti, cane e coniglio) e mentre lavoro ascolto brani suonati al piano per concentrarmi e rilassarmi. La mia Laurea ha un titolo troppo lungo da scrivere, ma essenzialmente mi sono specializzata proprio *rullo di tamburi* in comunicazione e marketing digitale.

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