Che Meta stesse puntando tutto sull’intelligenza artificiale non era certo un segreto. Ma la velocità con cui questa trasformazione sta travolgendo chi lavora dentro l’azienda è qualcosa che merita attenzione. Negli ultimi giorni, ben 8.000 dipendenti hanno ricevuto la lettera di licenziamento, un numero che fa impressione anche per gli standard di una big tech abituata a muoversi in grande.
Le prime comunicazioni sono partite dalla sede di Singapore alle 4:00 del mattino, per poi propagarsi seguendo i fusi orari: Regno Unito prima, Stati Uniti dopo. Un’onda progressiva che ha attraversato l’intera struttura globale dell’azienda di Mark Zuckerberg. E tutto questo arriva pochissimo tempo dopo che 7.000 colleghi erano già stati riassegnati, spostati su progetti legati all’AI. Il messaggio è piuttosto chiaro.
Il punto è che Meta non sta tagliando per necessità economica. I risultati finanziari più recenti raccontano un’azienda in crescita, con ricavi solidi e solo qualche divisione ancora in affanno. Eppure i tagli arrivano lo stesso, ed è proprio questo il paradosso che caratterizza il mondo del lavoro oggi: le aziende fanno profitti, ma per mantenere la fiducia degli investitori ottimizzano i costi facendo leva sull’AI. Ogni stipendio risparmiato, in questa logica, diventa capacità di calcolo.
La strategia “AI first” e gli investimenti miliardari di Meta
La direzione era stata dichiarata apertamente durante la riunione in cui venivano presentati i risultati finanziari col segno più. Meta non si limita a integrare l’intelligenza artificiale nei propri prodotti: si sta ristrutturando attorno a essa. Il motto è “AI first“, e i numeri lo confermano in modo inequivocabile. Per il 2026, l’azienda ha messo sul piatto un investimento compreso tra circa 115 e 133 miliardi di euro, più del doppio rispetto a quanto speso l’anno precedente. Gran parte di queste risorse è destinata a infrastrutture per l’intelligenza artificiale: data center, reti di GPU, consumi energetici. Una cifra che dà la misura di quanto sia profonda la trasformazione in corso.
Chi resta non se la passa molto meglio
Anche per chi non ha perso il posto, la situazione non è esattamente rassicurante. Molti dei 7.000 dipendenti riassegnati al nuovo team dedicato all’AI hanno la netta sensazione di lavorare, in pratica, alla propria sostituzione. Stanno addestrando quei sistemi che un domani potrebbero rendere superflua la loro stessa presenza. E le premesse non aiutano a stare tranquilli: il nuovo team avrà una struttura manageriale molto più piatta rispetto al resto dell’azienda, con circa 50 dipendenti per ogni singolo manager.
A rendere il clima ancora più teso c’è un programma di tracciamento interno dei lavoratori, utilizzato per raccogliere dati con cui sviluppare nuovi strumenti di intelligenza artificiale. Un’iniziativa controversa che ha scatenato una reazione decisa: oltre 1.000 dipendenti hanno firmato una petizione chiedendo la sospensione immediata del programma.
