Capita che un aggiornamento pensato per mettere in sicurezza il sistema finisca per complicare le cose, e stavolta è toccato a KB5089549. Il pacchetto distribuito da Microsoft con il Patch Tuesday di maggio 2026 per Windows 11 24H2 e 25H2 sta creando parecchi grattacapi. Su diversi PC l’installazione non riesce a completarsi e il sistema avvia un rollback automatico, riportando tutto allo stato precedente. Gli errori che compaiono più spesso sono codici come 0x800f0922, 0x80240069 e 0x80240031, accompagnati da riavvii multipli e dal messaggio “Qualcosa non è andato come previsto. Annullamento delle modifiche in corso”.
E no, nella maggior parte dei casi il problema non dipende da driver incompatibili o file corrotti. Microsoft ha confermato che la causa va cercata nella partizione EFI, quella piccola area nascosta del disco usata dal firmware UEFI per conservare i file di avvio. Per anni i produttori hanno mantenuto dimensioni molto contenute per questa partizione, spesso appena 100 MB. Una scelta che oggi mostra tutti i suoi limiti, perché KB5089549 include correzioni legate ai componenti Secure Boot che richiedono spazio libero nella cosiddetta ESP (EFI System Partition). Quando lo spazio residuo scende sotto circa 10 o 11 MB, Windows Update interrompe l’installazione durante la fase di riavvio.
Perché l’aggiornamento KB5089549 fallisce su Windows 11
La fase critica arriva dopo il download iniziale. Windows Update scarica normalmente il pacchetto, prepara i file e chiede il riavvio. A quel punto il sistema entra nella schermata con il classico indicatore circolare di avanzamento, ma molti utenti riferiscono un blocco intorno al 35 o 36%. Quando Windows 11 non riesce a scrivere correttamente i file di boot nella partizione EFI, scatta la procedura di rollback automatico per evitare un avvio corrotto.
Nei log di sistema il problema è piuttosto eloquente. All’interno del file C:WindowsLogsCBSCBS.log compaiono messaggi come “SpaceCheck: Insufficient free space”, “ServicingBootFiles failed” e “Error = 0x70”. Quel codice 0x70 indica spazio insufficiente e non riguarda l’unità principale C:, bensì proprio la partizione EFI. Il punto è che moltissimi utenti non sanno nemmeno che esista, perché Windows la nasconde deliberatamente rendendola inaccessibile da Esplora file.
La EFI System Partition contiene bootloader, database Secure Boot, file BCD e componenti necessari all’avvio del sistema operativo. Usa file system FAT32 e occupa una piccola porzione dell’unità di sistema. Quando Microsoft introdusse la compatibilità con i BIOS UEFI su larga scala, 100 MB bastavano. Oggi la situazione è cambiata parecchio. Molti notebook ricevono aggiornamenti firmware frequenti dai produttori, altri sistemi mantengono più bootloader per Linux, ambienti di recovery personalizzati oppure strumenti OEM che lasciano file residui. Lo spazio si consuma lentamente nel tempo senza che nessuno se ne accorga, e alcuni sistemi arrivano a pochi megabyte liberi dopo anni di aggiornamenti cumulativi e modifiche Secure Boot.
Come verificare lo spazio e cosa sta facendo Microsoft
Windows non offre un pannello grafico immediato per controllare la ESP. Serve PowerShell con privilegi amministrativi oppure l’utilità Gestione disco, accessibile premendo Windows+X. Da PowerShell con diritti di amministratore è possibile incollare il comando seguente:
Get-Partition | Where-Object GptType -eq ‘{c12a7328-f81f-11d2-ba4b-00a0c93ec93b}’ | Get-Volume | Format-List Size, SizeRemaining
Il comando restituisce dimensione totale e spazio residuo della partizione EFI. Se il valore indicato come spazio disponibile (SizeRemaining) scende sotto circa 10 MB, il rischio di errore durante gli aggiornamenti aumenta in modo sensibile. Molti PC recenti mostrano ESP da 260 o 300 MB, mentre sistemi assemblati o notebook più datati restano fermi a 100 MB. Ormai si consigliano almeno 250 MB per evitare problemi futuri.
Nel frattempo Microsoft ha attivato una correzione tramite Known Issue Rollback (KIR), la tecnologia che consente di disabilitare rapidamente alcune modifiche problematiche senza attendere una nuova patch completa. Il meccanismo funziona lato server e raggiunge automaticamente i sistemi consumer e i dispositivi aziendali non gestiti: secondo Microsoft basta riavviare il PC più volte e controllare nuovamente Windows Update affinché la correzione venga recepita dal sistema. KIR però non modifica la dimensione della partizione EFI, semplicemente evita che alcune operazioni dell’update mandino in errore i sistemi con spazio ridotto. Chi gestisce workstation aziendali o ambienti dual boot farebbe comunque bene a verificare lo stato della partizione EFI, perché il problema potrebbe ripresentarsi con aggiornamenti successivi.
