Sembra una di quelle cose impossibili da credere, eppure il livello degli oceani non è affatto uniforme sulla superficie terrestre. L’Oceano Pacifico risulta circa 20 centimetri più alto rispetto all’Oceano Atlantico, e questo dato, per quanto possa sembrare bizzarro, ha una spiegazione scientifica ben precisa. Anzi, più di una.
Quando si pensa alla superficie del mare, l’immagine che viene in mente è quella di un grande specchio d’acqua che si distribuisce in modo omogeneo su tutto il pianeta. D’altronde la Terra è una sfera quasi perfetta e l’acqua, per sua natura, tende a livellare qualsiasi superficie. Ma la realtà è parecchio più complicata di così. Ci sono fattori che agiscono in modo sottile e costante, alterando quello che potremmo definire l’equilibrio idrico globale, e il risultato è che il livello del mare cambia da un oceano all’altro in maniera misurabile.
Cosa determina questa differenza di livello tra Pacifico e Atlantico
A rendere l’Oceano Pacifico più alto dell’Oceano Atlantico concorrono diversi elementi, tutti legati a proprietà fisiche dell’acqua e a dinamiche planetarie su larga scala. Il primo fattore è la densità dell’acqua, che varia in base a due parametri fondamentali: la temperatura e la salinità.
L’acqua più calda è meno densa e, di conseguenza, occupa un volume maggiore. In molte zone del Pacifico le temperature superficiali sono mediamente più elevate rispetto a quelle dell’Atlantico, e questo contribuisce a far “salire” il livello complessivo di quel bacino. Allo stesso modo, la salinità gioca un ruolo importante. Un’acqua meno salata è anche meno densa, e nel Pacifico la salinità tende a essere leggermente inferiore rispetto all’Atlantico. Entrambi questi elementi spingono nella stessa direzione: un livello più alto nel Pacifico.
Ma non finisce qui. Anche le correnti oceaniche e i venti hanno un impatto significativo. I grandi sistemi di correnti che attraversano gli oceani spostano enormi masse d’acqua da una parte all’altra del globo, e in certi casi accumulano acqua in determinate aree piuttosto che in altre. I venti persistenti, come gli alisei, esercitano una pressione costante sulla superficie del mare, contribuendo a creare dislivelli che si mantengono nel tempo.
Il ruolo della gravità terrestre nella distribuzione dell’acqua
C’è poi un fattore che spesso viene trascurato quando si parla del livello degli oceani, ed è la gravità terrestre. La Terra non ha una distribuzione di massa perfettamente omogenea al suo interno. Ci sono zone dove la crosta è più spessa, dove il mantello è più denso, dove la composizione geologica crea piccole variazioni nel campo gravitazionale. Queste differenze, seppur minime, influenzano il modo in cui l’acqua si distribuisce sulla superficie del pianeta.
In pratica, laddove la forza di gravità è leggermente più debole, l’acqua tende ad accumularsi meno, mentre nelle zone con gravità più intensa il mare viene “trattenuto” con maggiore forza. Questo fenomeno, combinato con tutti gli altri fattori già citati, spiega perché l’Oceano Pacifico presenta quei famosi 20 centimetri di differenza rispetto all’Oceano Atlantico.
