La divisione Intel Foundry sta vivendo un momento di svolta importante, e a dirlo è lo stesso amministratore delegato dell’azienda. Durante un’intervista al programma Mad Money di CNBC, Lip-Bu Tan ha usato parole piuttosto forti per descrivere lo stato attuale della fonderia di Intel, definendola senza mezzi termini un “tesoro nazionale”. Il motivo è semplice. Oltre il 90% dei processori più avanzati al mondo viene ancora prodotto fuori dagli Stati Uniti, e riportare una parte significativa di quella capacità produttiva sul suolo americano è una delle priorità strategiche dell’azienda. Un obiettivo che, stando alle parole del CEO, gode anche del pieno supporto del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che Tan ha descritto come uno dei suoi più grandi sostenitori.
Il quadro non è sempre stato così roseo, però. Quando Tan ha assunto la guida di Intel, i rendimenti del processo 18A erano tutt’altro che soddisfacenti. Ha dovuto coinvolgere partner dell’ecosistema per analizzare i dati e capire dove intervenire, puntando a raggiungere lo standard industriale di miglioramento della resa, che si aggira intorno al 7/8% al mese. E quei risultati, adesso, si vedono. Anzi, alcuni obiettivi che erano previsti per fine anno sono stati raggiunti in anticipo. Un segnale che ha aperto la strada alla produzione in volumi delle CPU Panther Lake, e che soprattutto ha attirato l’attenzione di clienti esterni che ora bussano alla porta di Intel chiedendo di poter accedere al nodo 18A.
Intel Foundry: il nodo 14A e la sfida diretta a TSMC
Guardando al futuro, Tan ha parlato anche di 14A, il prossimo nodo produttivo di Intel, che misura 1,4 nanometri ed è pensato in primo luogo per i clienti esterni, insieme alla variante 18A-P. La produzione di rischio è prevista per il 2028, con la produzione in volumi fissata al 2029. Questo significherebbe arrivare sullo stesso orizzonte temporale del nodo equivalente di TSMC, e Tan non ha esitato a definirlo “un risultato rivoluzionario”. Intel ha già coinvolto diversi clienti sul nodo 14A e reso disponibile il PDK 0.5, con il PDK 0.9 in arrivo a breve. Tra i nomi che potrebbero sfruttare questa tecnologia figurano Apple, con cui è stato siglato un accordo pluriennale per la produzione di chip, e TeraFab di Elon Musk, che utilizzerà Intel Foundry per realizzare i propri chip dedicati all’intelligenza artificiale.
Un altro punto di forza evidenziato dal CEO riguarda la tecnologia EMIB, il sistema di packaging avanzato di Intel che ha recentemente raggiunto rese del 90%. L’obiettivo è portarlo a un livello tale da renderlo affidabile anche per i clienti esterni. E il fatto che alcuni di questi clienti stiano già effettuando pagamenti anticipati per assicurarsi i substrati la dice lunga sulla fiducia che Intel Foundry sta guadagnando. I substrati, infatti, sono diventati una risorsa scarsa nel settore: Ajinomoto, uno dei principali fornitori di substrati ABF, sta già aumentando i prezzi a causa delle difficoltà nella catena di approvvigionamento.
La domanda di CPU esplode spinta dall’intelligenza artificiale
La pressione non arriva solo dal lato della fonderia. Tan ha raccontato un episodio emblematico: un cliente ha chiesto di triplicare le previsioni di ordini praticamente dall’oggi al domani. La risposta è stata che una cosa del genere non si può fare in una notte, ma servono alcuni trimestri per adeguare la capacità produttiva. Secondo il CEO, la causa di questa impennata è la crescita esplosiva dell’intelligenza artificiale agenziale, che sta generando una domanda di CPU destinata a durare non qualche mese, ma almeno un paio d’anni. Intel sta persino riutilizzando die non perfetti pur di soddisfare le richieste. Pur mantenendo la propria policy di non rivelare i nomi dei clienti, Tan ha fatto capire che le relazioni costruite nei suoi anni a Intel e in Cadence stanno portando numerose aziende a fidarsi della sua visione e a voler lavorare con Intel Foundry sul lungo periodo.
