Disclosure Day è diventato uno dei titoli più chiacchierati del momento, e non solo per il cast o la regia. Da settimane circola in rete una voce piuttosto folle: il film, prodotto da Steven Spielberg, sarebbe stato concepito per preparare il pubblico alla rivelazione definitiva sull’esistenza degli alieni. Una sorta di operazione di condizionamento culturale mascherata da blockbuster. Lo sceneggiatore David Koepp ha deciso finalmente di affrontare la questione, commentando quella che è diventata a tutti gli effetti una delle teorie cospirazioniste più bizzarre legate a un’uscita cinematografica recente.
La teoria, alimentata da forum, social e canali dedicati agli UFO, sostiene che Disclosure Day non sia un semplice film di fantascienza, ma un tassello in una strategia governativa più ampia. L’idea è che Hollywood starebbe collaborando con le istituzioni per abituare gradualmente la popolazione alla realtà di un contatto extraterrestre. Una roba che, scritta così, sembra uscita da un episodio particolarmente ispirato di X Files. Eppure la voce ha preso piede in modo sorprendente, tanto da costringere lo stesso Koepp a dire la sua.
La risposta dello sceneggiatore David Koepp
Koepp, che nella sua carriera ha firmato sceneggiature come quelle di Jurassic Park e Mission: Impossible, ha affrontato la faccenda con il tono di chi ci trova del divertimento ma anche un filo di incredulità. Ha sostanzialmente spiegato che Disclosure Day è un film, punto. Una storia pensata per intrattenere, costruita con gli strumenti classici della narrativa di fantascienza, non un veicolo segreto per divulgare informazioni classificate sugli alieni. Nessun briefing governativo, nessun accesso a documenti top secret, nessuna agenda nascosta.
Il fatto che un professionista del calibro di Koepp si sia sentito in dovere di chiarire qualcosa del genere la dice lunga su quanto certe voci riescano a prendere corpo nell’ecosistema digitale attuale. Bastano pochi post convincenti, qualche collegamento apparentemente logico tra eventi reali e finzione, e il gioco è fatto. Va detto che il clima generale non aiuta: negli ultimi anni il tema degli oggetti volanti non identificati è tornato prepotentemente nell’agenda pubblica, con audizioni al Congresso americano, video militari declassificati e dichiarazioni di ex funzionari che hanno alimentato un interesse enorme.
Perché Disclosure Day attira così tante teorie
In questo contesto, un film che porta nel titolo la parola “Disclosure” e che ha dietro il nome di Spielberg, regista di Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T., diventa automaticamente un magnete per ogni tipo di speculazione. Il collegamento mentale è quasi inevitabile per chi segue da vicino il dibattito sugli UFO. Disclosure Day sembra quasi progettato per generare questo tipo di reazione, anche se ovviamente non era nelle intenzioni.
Koepp ha riconosciuto che il titolo del film e il coinvolgimento di Spielberg creano un terreno fertile per le teorie, ma ha ribadito che la genesi del progetto è puramente creativa. Si tratta di una storia che esplora temi legati al primo contatto e alle sue conseguenze, senza pretese di rivelare alcuna verità nascosta. Insomma, chi sperava che Disclosure Day fosse il preludio a un annuncio ufficiale sull’esistenza di vita extraterrestre dovrà continuare ad aspettare. Il film resta comunque uno dei progetti più attesi, con una premessa narrativa che tocca corde molto sensibili nell’immaginario collettivo. E forse è proprio questa capacità di intercettare paure e curiosità reali a rendere Disclosure Day così discusso, ben prima ancora che qualcuno abbia potuto vederlo in sala.
