La funzione AirDrop su Android tramite Quick Share sta prendendo forma in modo concreto, eppure la situazione è parecchio più intricata di quanto ci si potrebbe aspettare. Google ha confermato una nuova lista di dispositivi che riceveranno il supporto nelle prossime settimane, e no, non basta avere uno smartphone recente per essere sicuri di rientrare tra quelli compatibili.
Il quadro aveva iniziato a delinearsi quando AirDrop è sbarcato sui Galaxy S26 in Italia, ma adesso le cose si stanno allargando. E soprattutto si inizia a capire il motivo per cui certi telefoni vengono tagliati fuori.
Google ha già confermato il supporto per alcuni dispositivi che forse non tutti avevano messo in conto: Pixel 8a e Oppo Find N6 sono già compatibili. Nella lista dei prossimi arrivi figurano invece la serie completa dei Samsung Galaxy S25 (quindi potenzialmente anche Galaxy S25 FE), la serie dei Samsung Galaxy S24 e la serie degli Oppo Find X8, anche se probabilmente non la variante Ultra venduta esclusivamente in Cina.
Un dettaglio interessante: Google usa il termine “serie” per S25 e S24, il che lascia aperta la porta a varianti come Galaxy S25 FE. Meno probabile, invece, che Oppo Find X8 Ultra rientri nel supporto, visto che non è mai uscito dal mercato cinese.
L’anomalia dei Pixel 8 e il nodo hardware che blocca tanti dispositivi
C’è poi una cosa che fa alzare più di un sopracciglio: Pixel 8 e Pixel 8 Pro non compaiono nella lista, nonostante condividano un hardware molto simile con Pixel 8a, che invece è già supportato. Google potrebbe semplicemente non aver ancora rilasciato l’aggiornamento necessario, però se fosse solo una questione di tempistiche, i due modelli sarebbero già nella sezione “prossimamente”. Il fatto che manchino è un segnale quantomeno ambiguo.
Il punto davvero cruciale di tutta la faccenda, però, riguarda chi rimarrà escluso. Secondo Max Weinbach, analista di Creative Strategies, il supporto ad AirDrop su Android richiede una modifica a livello di chipset nella gestione della rete wireless. Non si tratta di un semplice aggiornamento software, ma di qualcosa che dipende dalla combinazione specifica tra processore e modem integrato.
Gli smartphone di fascia media e quelli entry level sono i più penalizzati: è particolarmente improbabile che ricevano il supporto. Il paradosso è che anche alcuni telefoni con chip flagship più vecchi potrebbero restare fuori, perché il requisito specifico non è legato soltanto alla potenza del processore ma alla versione del modem wireless presente nel dispositivo. La tecnologia coinvolta si chiama Apple Wireless Direct Link (AWDL), ed è il protocollo su cui Apple ha costruito AirDrop: Google ha trovato il modo di implementarla su Android, ma non tutti i modem sono in grado di gestirla.
La doppia compatibilità che complica tutto
C’è anche un ulteriore livello di complessità tecnica che vale la pena considerare. L’implementazione di Google deve gestire contemporaneamente AirDrop e Quick Share, perché il dispositivo visualizza tutti i ricevitori compatibili nello stesso momento, sia quelli Apple che quelli Android. Questo rende il lavoro di integrazione decisamente più delicato rispetto a una semplice compatibilità in una sola direzione.
Chi possiede uno smartphone di fascia media o un modello con chip datato, insomma, ha probabilità basse di ricevere questa funzione. E non è una scelta arbitraria da parte di Google, ma un limite hardware concreto su cui non si può intervenire via software. Chi ha un top di gamma recente, invece, ha buone possibilità di essere incluso nelle prossime ondate di aggiornamento, anche se Google per ora non ha pubblicato requisiti tecnici precisi su cui basarsi per verificare la compatibilità del proprio dispositivo.
