Per decenni, l’accesso ai materiali compositi ad alte prestazioni è stato un privilegio riservato a pochissimi Paesi. Quando si parlava di fibra di carbonio ad alto rendimento, Giappone e Stati Uniti controllavano il mercato con un mix di vantaggio tecnologico e regole sull’export pensate, in maniera piuttosto esplicita, per tenere la Cina fuori dai giochi. Ecco, quel quadro è cambiato. E non di poco.
A marzo 2025, il gruppo statale cinese CNBM (China National Building Material Group) ha presentato a Parigi, durante la fiera JEC World, la prima produzione in serie al mondo di fibra di carbonio di grado T1200, che rappresenta il gradino più alto nella scala di resistenza a trazione di questo materiale. Un traguardo che ridisegna gli equilibri in settori come difesa, aeronautica ed energia.
Per capire cosa significa T1200 serve un minimo di contesto. Nel mondo della fibra di carbonio, la lettera T seguita da un numero indica direttamente il livello di resistenza. Più il numero è alto, più forza sopporta il materiale prima di rompersi. La T1200 supera gli 8 gigapascal (GPa) di resistenza a trazione. Tradotto in termini più concreti, è circa dieci volte più resistente dell’acciaio convenzionale, con una densità che corrisponde appena a un quarto di quella dell’acciaio stesso, e un diametro del singolo filamento inferiore a un decimo di un capello umano. Secondo quanto riportato dall’emittente cinese CCTV, un cavo di poco più di due millimetri di spessore, composto da 120.000 di questi filamenti, è in grado di trainare un autobus con 54 passeggeri a bordo. Un dato che suona quasi assurdo, ma che dà l’idea della portata tecnica.
Non è solo CNBM: la Cina si muove compatta
La cosa interessante è che non si tratta di un risultato isolato. A fine aprile, PetroChina ha annunciato l’inaugurazione del suo primo progetto dedicato alla fibra di carbonio ad alto rendimento nella città di Jilin, con un investimento di circa 1.300 milioni di yuan, equivalenti a circa 165 milioni di euro. Il fatto che il colosso energetico statale entri nel settore sfruttando il suo dominio nella catena di approvvigionamento è un segnale piuttosto chiaro delle ambizioni cinesi. Nel frattempo, Zhongfu Shenying, la filiale di CNBM che ha sviluppato concretamente la T1200, ha avviato la messa in produzione di un nuovo impianto da 10.000 tonnellate metriche di fibra standard. L’obiettivo della Cina è costruire un ecosistema industriale completo, dalla ricerca fino alla produzione di massa.
A proposito di velocità, la fibra di carbonio ad alto rendimento è da decenni nelle liste delle tecnologie a doppio uso dell’Accordo di Wassenaar, il regime multilaterale di controllo delle esportazioni creato nel 1996 con 42 Paesi membri, tra cui Giappone e Stati Uniti, ma non la Cina. Secondo la China Composites Industry Association, l’Accordo limita l’esportazione di fibra di carbonio a modulo elevato (dal grado T800 in su) verso i Paesi non membri. In pratica, per ottenere materiali oltre quella soglia bisognava fabbricarseli in casa. La Cina non ha avuto la sua prima T300 fino al 2008. Dal quel punto alla T1200, ci ha messo meno di vent’anni. Il Giappone ne ha impiegati 43 per percorrere lo stesso cammino.
Il modello è quello già visto in altri settori: capitale statale, ricerca universitaria e capacità industriale che funzionano come un sistema coordinato. Lo stesso approccio applicato ai semiconduttori, alle batterie e ai veicoli elettrici. Zhou Yuxian, presidente di CNBM, ha dichiarato durante la presentazione che il Paese ha dimostrato “capacità completamente indipendenti e controllabili lungo tutta la catena industriale”. Chen Qiufei, responsabile della ricerca sulla T1200 in Zhongfu Shenying, ha aggiunto che il nuovo grado migliora la resistenza della T1100 precedente di oltre il 14% e consente una riduzione del peso delle strutture nei settori di applicazione superiore al 10%.
Chi dominava il mercato e dove si applica la fibra T1200
Fino a questo punto, il mercato era guidato da Toray Industries, azienda giapponese con una capacità produttiva di 29.100 tonnellate annue. Toray ha sviluppato la propria T1200 con 8 GPa di resistenza. Però non ha ancora annunciato una linea di produzione in serie paragonabile a quella di CNBM. Mitsubishi Chemical, altro colosso giapponese, ha comunicato piani per raddoppiare la propria capacità nell’alto rendimento entro il 2027. La sudcoreana Hyosung Advanced Materials punta a raggiungere 24.000 tonnellate annue entro il 2028. Sul fronte americano, Hexcel si definisce il principale fornitore di fibra di carbonio per l’aerospaziale e i programmi militari statunitensi.
Per quanto riguarda le applicazioni, la fibra di carbonio ad alto rendimento è presente da tempo negli aerei da combattimento, nei missili, nei satelliti e nelle fusoliere militari, proprio perché unisce resistenza estrema e leggerezza. Con la T1200 le prospettive si ampliano ulteriormente. Il materiale potrebbe ridefinire i limiti nella fabbricazione di aeromobili militari di quinta e sesta generazione. In ambito civile, l’aeronautica commerciale assorbe già circa il 76% della fibra di carbonio globale, e la T1200 consentirebbe riduzioni di peso strutturale aggiuntive su piattaforme come Boeing 787 o Airbus A350.
Nel campo dell’energia, i serbatoi di idrogeno ad alta pressione utilizzano strutture in fibra di carbonio per reggere la pressione con il minor peso possibile. La Cina ha indicato anche applicazioni nella robotica umanoide e nella cosiddetta “economia di bassa quota”, quella dei droni, dei taxi aerei e della mobilità aerea urbana. L’azienda spaziale cinese Welight Technology opera già con un razzo la cui struttura è composta per circa il 90% da compositi in fibra di carbonio, riducendo il peso tra il 25 e il 30% rispetto ai design metallici equivalenti.
