La crisi RAM ha raggiunto un punto talmente estremo che alcune delle più grandi aziende tecnologiche al mondo starebbero offrendo veri e propri regali a SK hynix pur di ottenere qualche chip in più. Non stiamo parlando di gadget aziendali o cesti natalizi, ma di finanziamenti milionari per aprire nuove linee produttive e acquistare macchinari costosissimi. Eppure, nonostante queste offerte generose, il colosso sudcoreano sembra non voler cedere a nessuna pressione.
Perché la crisi RAM è così grave
Per capire cosa sta succedendo bisogna guardare al mercato dell’intelligenza artificiale e alla fame insaziabile di potenza di calcolo che ne deriva. Aziende come OpenAI, Anthropic, Google, Meta e Microsoft continuano ad aprire nuovi data center e a potenziare quelli già esistenti. Tutto questo richiede enormi quantità di High Bandwidth Memory (HBM), la RAM ad alte prestazioni che serve a far girare i modelli AI più avanzati. I tre maggiori produttori mondiali di chip di memoria, cioè SK hynix, Samsung e Micron Technology, hanno quindi spostato progressivamente la produzione verso la HBM, riducendo quella delle comuni DDR4 e DDR5. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’offerta di RAM tradizionale si è ridotta drasticamente e i prezzi sono schizzati verso l’alto in modo esponenziale. Ecco perché si parla apertamente di crisi RAM, una situazione che sta mettendo in difficoltà l’intera filiera tecnologica, dai produttori di PC ai server aziendali.
Le offerte rifiutate da SK hynix
In questo scenario di scarsità, diverse Big Tech avrebbero contattato SK hynix con proposte piuttosto allettanti. Alcune di queste aziende, i cui nomi non sono stati resi noti, avrebbero messo sul piatto finanziamenti per la costruzione di nuove linee di produzione e per l’acquisto dei macchinari EUV (extreme ultraviolet) utilizzati nella litografia dei chip. Parliamo di apparecchiature che costano centinaia di milioni di euro ciascuna e che vengono prodotte principalmente dall’olandese ASML. In pratica, queste aziende starebbero dicendo: vi paghiamo le fabbriche, basta che ci garantite una corsia preferenziale sulle forniture.
Eppure SK hynix ha scelto di non accettare. Il produttore sudcoreano non vuole sottoscrivere accordi vincolanti con singoli clienti. Non sono stati forniti dettagli sulle condizioni contrattuali specifiche, ma l’azienda ha fatto sapere che valuterà in modo approfondito diversi approcci e alternative strutturali che si discostano dai tradizionali accordi a lungo termine. Una dichiarazione diplomatica che, tradotta, significa più o meno: non vogliamo legarci le mani con nessuno.
Capacità produttiva a zero e rischi antitrust
C’è anche una ragione molto pratica dietro questa prudenza. La capacità produttiva disponibile in questo momento sarebbe praticamente pari a zero. Non esiste nemmeno una piccola quota che possa essere destinata a un cliente specifico, il che rende qualsiasi accordo di prelazione tecnicamente difficile da mantenere. Ma oltre alla questione tecnica, c’è un problema legale tutt’altro che trascurabile. Favorire determinati clienti rispetto ad altri potrebbe configurare una violazione delle leggi antitrust, esponendo SK hynix a controlli normativi e potenziali sanzioni. I produttori di chip, in un contesto di scarsità così marcata, devono procedere con estrema cautela nell’allocazione delle risorse. Regalare una corsia preferenziale a qualcuno significherebbe inevitabilmente toglierla a qualcun altro, e questo è esattamente il tipo di comportamento che le autorità regolatorie tengono sotto osservazione.
La crisi RAM, insomma, non è solo una questione di domanda e offerta. È diventata una partita geopolitica e industriale in cui anche centinaia di milioni di euro messi sul tavolo non bastano a garantirsi un posto in prima fila.
