NVIDIA spende ormai più per i propri “lavoratori AI” che per i dipendenti in carne e ossa. Non è un modo di dire: il costo della potenza di calcolo destinata alle attività interne legate all’intelligenza artificiale ha superato, e di parecchio, quello del personale umano. A rivelarlo è stato Bryan Catanzaro, vicepresidente della divisione Applied Deep Learning di NVIDIA, durante un’intervista rilasciata nei giorni scorsi. E se qualcuno pensa che sia un caso isolato, la realtà è che praticamente tutto il settore tech si trova alle prese con una dinamica simile: la corsa all’AI costa, e costa sempre di più.
NVIDIA, cliente di sé stessa
La posizione di NVIDIA in questa storia è particolarmente interessante, perché l’azienda guidata da Jensen Huang non si limita a sviluppare hardware e software all’avanguardia. Ne fa anche un uso massiccio al proprio interno, per portare avanti modelli proprietari, servizi cloud e soluzioni consumer come il DLSS e la Frame Generation. È, in un certo senso, cliente di sé stessa. E questo significa che le risorse necessarie in termini di hardware, energia e capacità di calcolo sono enormi. Più si va avanti, più le tecnologie evolvono, più queste esigenze lievitano. Il risultato? Una spesa che cresce a un ritmo impressionante, al punto da far sembrare il costo del personale quasi secondario nei bilanci complessivi.
Attenzione, però, a non fraintendere il dato. Non vuol dire che, a parità di compito, far lavorare un essere umano sia più economico dell’intelligenza artificiale. La constatazione di Catanzaro riguarda i grandi numeri in generale, non il confronto diretto su un singolo task. Lo stesso Jensen Huang ripete da tempo che l’AI non dovrebbe sostituire le persone, ma piuttosto aumentarne la produttività, trasformando il ruolo umano da semplice esecutore a risolutore di problemi complessi.
L’AI come scusa per i licenziamenti?
Il messaggio di NVIDIA sul rapporto tra intelligenza artificiale e forza lavoro, però, sembra non essere arrivato a buona parte del settore. Nei mesi passati un numero elevatissimo di aziende tech ha annunciato licenziamenti anche pesanti, citando proprio l’AI come causa principale. Ma non tutti gli analisti sono convinti che le cose stiano davvero così. L’ipotesi che circola con una certa insistenza è che l’intelligenza artificiale sia in realtà una causa minoritaria di questo fenomeno. La vera spiegazione andrebbe cercata altrove: staremmo ancora risentendo di una sorta di “risacca”, la conseguenza diretta dell’ondata di assunzioni esagerate fatte durante la pandemia, quando il boom digitale aveva spinto le aziende a ingrossare i propri organici ben oltre il necessario.
