Linux su PS5 non è più solo un esperimento da smanettoni: gira, e gira anche parecchio bene. I primi benchmark approfonditi condotti con vari videogiochi mostrano che le prestazioni sotto Linux sono vicinissime, quasi identiche, a quelle degli stessi titoli eseguiti nativamente sulla console Sony. I test sintetici confermano che la piattaforma hardware di PlayStation 5, basata su chip AMD custom, si posiziona a ridosso di CPU desktop come il Ryzen 5 3600. Numeri che fanno riflettere, soprattutto considerando il contesto in cui vengono raggiunti.
Parliamo infatti di giochi nativi Windows, fatti girare su Linux attraverso un layer di compatibilità: il celebre Proton, sviluppato principalmente da Valve. Lo stesso ingrediente che ha reso possibile il successo di Steam Deck e che, si spera, farà altrettanto con la Steam Machine quando arriverà sul mercato. Molti titoli riescono a toccare fino al 99% delle prestazioni delle controparti native su PS5: un dato che, a pensarci, è quasi surreale. E conferma una volta di più che, dal punto di vista dell’hardware, le console sono ormai essenzialmente dei PC.
La distribuzione utilizzata per questo esperimento è Ubuntu 26.04 LTS, con circa 15 GB di memoria disponibile, tutti gli 8 core e 16 thread della CPU Zen 2 attivi e l’intera GPU da 36 Compute Unit accessibile. Le frequenze operative partono da 3,2 GHz per la CPU e 2,0 GHz per la GPU, ma esiste una modalità boost opzionale che consente di arrivare rispettivamente a 3,5 GHz e 2,23 GHz. Ovviamente, spingersi così in alto costringe la ventola a lavorare parecchio.
I limiti da non sottovalutare: memoria, ray tracing e compatibilità
Tutto fantastico, quindi? Non proprio. Perché i limiti ci sono, e si fanno sentire soprattutto nella gestione della memoria. A differenza dell’ambiente console tradizionale, dove gli sviluppatori hanno il controllo diretto sulla RAM unificata, su Linux la memoria grafica sembra fermarsi a circa 5,5 GB. Questo provoca stuttering e crash nei titoli più pesanti. Anche sul fronte del supporto tecnico la situazione non è completa: il ray tracing risulta spesso disabilitato o instabile, e per il momento l’output video è limitato a 1080p.
E poi c’è tutta la questione dell’installazione, che rappresenta forse l’ostacolo più grande per la maggior parte delle persone. La procedura non è complicatissima in sé, ma richiede una certa dimestichezza. Prima di tutto, serve una PS5 compatibile con l’exploit: il firmware deve essere molto vecchio, antecedente al 2022, dalla versione 4.5 in giù. Questo significa anche che PS5 Pro è esclusa dal gioco. Dopo aver recuperato la console giusta, bisogna preparare un’immagine Linux, attivare l’exploit e inviare un payload dal PC. A quel punto, dopo un riavvio in modalità riposo, il sistema si avvia da USB o SSD esterno.
