Quando un’azienda tecnologica di primo piano decide di tagliare il 20% della propria forza lavoro, di solito gli investitori festeggiano. Ma il caso di Cloudflare racconta una storia diversa. Il colosso dell’infrastruttura internet ha annunciato il licenziamento di circa 1.100 dipendenti, sostituiti in buona parte dall’intelligenza artificiale, e la reazione di Wall Street è stata tutt’altro che positiva.
Il titolo in Borsa è crollato, segnando un meno 19% nell’immediato e un meno 24% su base settimanale. E non si tratta di un improvviso moto di compassione da parte degli azionisti verso chi perderà il posto di lavoro. Il problema è un altro. Le previsioni per il secondo trimestre 2026 presentate dall’azienda sono state giudicate troppo prudenti, ben al di sotto delle aspettative del mercato. Il sospetto di molti osservatori è che il pesante round di licenziamenti, destinato a concludersi entro l’autunno, sia stato comunicato insieme ai risultati finanziari proprio per dare un’immagine di solidità e crescita futura. Una mossa strategica che, almeno per ora, non sembra aver convinto nessuno.
L’azienda stessa ha precisato che la maggior parte degli oneri legati alla ristrutturazione sarà sostenuta nel secondo trimestre dell’esercizio 2026 e che il piano dovrebbe completarsi entro la fine del terzo trimestre.
Le rassicurazioni del CEO e la reazione della rete
Il CEO Matthew Prince ha provato a smorzare i toni con un post pubblicato su X. Secondo Prince, i tagli coinvolgeranno poche posizioni tra gli ingegneri e tra gli addetti alle vendite a diretto contatto con i clienti. Ha anche promesso che Cloudflare continuerà ad assumere “con un ritmo folle” in quei ruoli, un po’ come faceva ai tempi della startup. Il messaggio voleva essere rassicurante, ma basta leggere i commenti sotto quel post per capire che il feedback ricevuto è stato decisamente freddo. Forse la toppa, come si dice, è risultata peggio del buco.
Una nota interna distribuita ai dipendenti conferma che l’uso dell’intelligenza artificiale all’interno di Cloudflare è aumentato di oltre il 600% negli ultimi tre mesi. Oggi, migliaia di agenti AI gestiscono le operazioni quotidiane dell’azienda. Il dato è impressionante, ma solleva anche qualche preoccupazione legittima. L’infrastruttura di Cloudflare è cruciale per il funzionamento di una fetta enorme della rete internet globale. Vale la pena ricordare che nel novembre scorso un aggiornamento andato storto è bastato per mettere offline migliaia di risorse a livello mondiale. Affidarsi così massicciamente all’automazione, su una piattaforma del genere, è una scommessa che porta con sé rischi non trascurabili.
Cloudflare tira dritto nonostante le critiche
Nonostante la reazione negativa del mercato e il malcontento diffuso, tutto lascia pensare che Cloudflare non abbia intenzione di fare marcia indietro. L’azienda sembra determinata a portare avanti questa nuova visione, fortemente orientata all’intelligenza artificiale e all’automazione dei processi. Un segnale chiaro in questa direzione era arrivato già a inizio aprile, quando Cloudflare aveva presentato EmDash, un CMS open source pensato come alternativa a WordPress e costruito attorno all’impiego massiccio di automatismi basati sull’AI. Un progetto che, letto oggi alla luce dei licenziamenti e della riorganizzazione interna, appare perfettamente coerente con la direzione intrapresa dalla società.
