Il progetto ITER ha appena tagliato un traguardo che si attendeva da anni. Gli ultimi componenti del solenoide centrale, il cuore magnetico del reattore sperimentale più grande al mondo, sono arrivati dagli Stati Uniti in Francia, nel sito di Cadarache. E con questa consegna si chiude un capitolo lungo quindici anni di lavoro, fatto di ingegneria estrema, materiali fuori dal comune e una pazienza che solo un progetto di portata globale può richiedere.
Parliamo della parte più critica dell’intera struttura. Il solenoide centrale è, in parole semplici, un colosso magnetico il cui compito sarà dare la spinta necessaria per accendere il plasma e mantenerlo attivo durante la reazione di fusione nucleare. Una volta assemblato del tutto, raggiungerà 18 metri di altezza e 4,25 metri di larghezza. La struttura è formata da sei moduli sovrapposti, ciascuno con un peso superiore a 122,5 tonnellate. Numeri che fanno girare la testa, ma che danno l’idea della scala su cui si muove ITER.
Ogni singolo modulo è stato costruito utilizzando 6 chilometri di cavo superconduttore in niobio-stagno, e la produzione complessiva ha richiesto quei famosi quindici anni. La fase più delicata si è svolta in California, presso il centro tecnologico di General Atomics, dove ogni pezzo ha avuto bisogno di oltre due anni fra lavorazione e test rigorosissimi. Non esattamente qualcosa che si può fare in fretta.
Cinque moduli già in posizione, l’ultimo arriverà entro fine 2026
Nel sito di assemblaggio francese, cinque dei sei moduli sono già stati impilati. L’ultimo elemento è arrivato a settembre e verrà integrato nella struttura entro la fine del 2026. Quando la colonna sarà completa, verrà applicata una pressione verso il basso tramite una struttura di compressione pensata per stabilizzare l’intero sistema.
Il ruolo del solenoide è davvero centrale, ed è il caso di dirlo. Sarà proprio questo componente a generare la variazione di flusso magnetico necessaria per avviare il plasma e mantenerne la corrente durante la reazione. Le forze fisiche in gioco sono enormi, e per contenerle il progetto prevede anche un esoscheletro di supporto alto circa 18 metri, consegnato all’inizio del 2025, che avrà il compito di reggere le sollecitazioni generate dal campo magnetico.
ITER resta sperimentale, ma i numeri fanno sognare
Nonostante le dimensioni impressionanti e la potenza prevista, ITER rimane per ora un dispositivo sperimentale. L’obiettivo dichiarato è dimostrare che la fusione nucleare può funzionare come fonte di produzione energetica su scala significativa. In concreto, si punta a generare 500 MW di potenza termica partendo da un input di soli 50 MW, provando così che è possibile ottenere un guadagno netto di energia dalla fusione. Dieci volte tanto rispetto a quello che si mette dentro: un rapporto che, se confermato, cambierebbe parecchie cose nel panorama energetico mondiale.
Il progetto ITER è stato avviato a metà degli anni Ottanta e rappresenta uno sforzo collaborativo tra sette partner internazionali, con un costo stimato che supera i 22 miliardi di euro. A differenza della fissione nucleare utilizzata nei reattori attuali, la fusione non produce scorie radioattive a lunga durata e non emette gas serra. Una strada diversa, potenzialmente più sicura, verso l’energia pulita.
