Una ragazza di circa vent’anni è finita in cura per quella che potrebbe essere una nuova forma di dipendenza da IA. Succede a Venezia, dove il Servizio per le Dipendenze dell’Ussl 3 Serenissima ha preso in carico quello che viene considerato il primo caso del genere, almeno sul territorio. Una notizia che fa riflettere parecchio, soprattutto perché arriva in un momento in cui l’intelligenza artificiale è ormai parte della quotidianità di milioni di persone, spesso senza che ci si renda conto di quanto tempo si passi a interagire con questi strumenti.
Il caso riguarda una giovane donna che sarebbe stata affidata alla struttura sanitaria veneziana per un possibile disturbo legato all’uso compulsivo dell’IA. Non si tratta quindi di una diagnosi definitiva, ma di una segnalazione che ha messo in moto i professionisti della salute mentale del territorio. Il fatto che un servizio pubblico dedicato alle dipendenze abbia ritenuto necessario intervenire racconta già qualcosa sulla serietà della situazione.
Una sfida inedita per i servizi di salute mentale
Quello che colpisce di questa vicenda non è solo il singolo episodio, ma il segnale che porta con sé. I servizi per le dipendenze, storicamente abituati a occuparsi di sostanze o di comportamenti come il gioco d’azzardo patologico, si trovano ora di fronte a un territorio completamente nuovo. La dipendenza da IA non rientra ancora in categorie cliniche consolidate, eppure a Venezia qualcuno ha ritenuto che il comportamento della ragazza fosse abbastanza problematico da richiedere un intervento strutturato.
La questione è delicata. L’intelligenza artificiale, a differenza di una slot machine o di una sostanza, si presenta spesso come uno strumento utile, persino educativo. Chatbot, assistenti virtuali, generatori di testo e immagini fanno parte della vita digitale di chiunque abbia uno smartphone. Ma quando l’interazione diventa ossessiva, quando non si riesce più a staccarsene e il resto della vita ne risente, allora il confine tra utilizzo e dipendenza si fa sottile.
Il caso di Venezia accende il dibattito
Il fatto che questo primo caso di dipendenza da IA sia emerso proprio ora non sorprende del tutto. Negli ultimi mesi l’adozione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale è cresciuta in modo esponenziale, coinvolgendo fasce d’età sempre più giovani. E le più giovani, spesso, sono anche le più vulnerabili. La ragazza ventenne seguita dall’Ussl 3 Serenissima rappresenta, almeno per il momento, un caso isolato. Ma potrebbe essere la punta di un fenomeno ancora sommerso, difficile da intercettare proprio perché l’uso dell’IA è socialmente accettato e anzi incoraggiato in molti contesti.
Quello che è certo è che la vicenda di Venezia sta accendendo i riflettori su un tema che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza. I professionisti della salute mentale dovranno probabilmente attrezzarsi con strumenti diagnostici nuovi, capaci di distinguere un utilizzo intenso ma sano da una vera e propria forma di dipendenza comportamentale. Nel frattempo, il Servizio per le Dipendenze veneziano ha già iniziato a occuparsene concretamente, prendendo in carico la giovane paziente e aprendo di fatto un capitolo inedito nella gestione delle dipendenze in Italia.
