La crisi del mercato auto europeo ha radici profonde, e a spiegarne uno dei motivi principali ci ha pensato direttamente il numero uno di Citroën. Il punto è semplice, quasi disarmante: non esistono praticamente più auto sotto i 15.000 euro. E questo, secondo Xavier Chardon, amministratore delegato del marchio francese, è il cuore del problema che tiene inchiodato il Vecchio Continente mentre il resto del mondo è già ripartito.
Il ragionamento parte da un dato di fatto. Dopo il dieselgate, e poi con la spinta green imposta da Bruxelles durante e dopo gli anni del Covid, tutte le case costruttrici hanno alzato i prezzi delle auto nuove. Questo fenomeno ha colpito con particolare durezza l’Italia, dove il costo della vita è salito vertiginosamente ma gli stipendi sono rimasti sostanzialmente fermi. Il risultato? La maggioranza degli automobilisti ha scelto di tenersi stretta la propria vecchia auto termica, rinunciando al passaggio a un veicolo nuovo. Anche le citycar, che un tempo rappresentavano la porta d’ingresso per chi aveva un budget contenuto, sono diventate inaccessibili per la fascia media. Basta guardare cosa è successo con FIAT Panda: nel giro di quindici anni il suo prezzo è lievitato in modo significativo.
L’allarme lanciato dal boss di Citroën
“Il mercato europeo è l’unico a non essersi ancora ripreso dal Covid. Gli Stati Uniti si sono ripresi, la Cina si è ripresa, persino il Sud America si è ripreso, eppure in Europa abbiamo ancora un deficit di tre milioni di persone che acquistano auto nuove ogni anno. E direi che il 60% di questo è dovuto al semplice fatto che non ci sono quasi più auto disponibili a meno di 15.000 euro”, ha dichiarato Xavier Chardon, che nel 2025 ha preso il posto di Thierry Koskas alla guida di Citroën.
Chardon, tra l’altro, è uno che il mercato italiano lo conosce bene. La sua esperienza nel marchio del Double Chevron è iniziata proprio in Italia, con un anno passato nel marketing. Poi il trasferimento in Danimarca come Managing Director, e nel 2004 la nomina a General Manager di Citroën Germania. Nel 2009 è diventato Managing Director per la Francia. Dal 2012 al passaggio nel Gruppo Volkswagen, dove ha ricoperto vari ruoli tra cui quello di responsabile della digitalizzazione in Cina e vicepresidente della joint venture con Saic. Dopo una lunga carriera ha rimesso la sua esperienza al servizio della casa transalpina, oggi parte del Gruppo Stellantis.
Numeri che fanno riflettere sul parco auto europeo
Il quadro generale non lascia molto spazio all’ottimismo. L’età media delle auto in Europa si attesta intorno ai 12,7 anni. In Italia nel 2026 siamo a circa 13 anni, ma il problema riguarda praticamente tutto il continente: Grecia, Spagna, Francia e Germania superano tutte i 10 anni di media. Solo Irlanda, Danimarca, Lussemburgo e Austria riescono a restare sotto quella soglia, con il Lussemburgo che si ferma poco sopra i 9,5 anni.
Nel nostro Paese l’invecchiamento del parco auto è costante e preoccupante. Oltre una vettura su quattro, circa il 24%, ha più di 19 anni. La situazione è particolarmente critica nel Meridione, dove non sembrano esserci i presupposti per un cambiamento a breve. Quando vengono proposti sconti e incentivi, le immatricolazioni salgono subito, segno evidente che la domanda ci sarebbe, ma a prezzi diversi. Se le auto elettriche fossero state lanciate sul mercato a cifre inferiori rispetto a quelle con motori tradizionali, oggi ne vedremmo circolare molte di più.
Il rischio concreto, senza un riallineamento dei prezzi, è quello che qualcuno ha già ribattezzato “effetto Havana”: una maggioranza di auto vetuste che circola accanto a una minoranza di veicoli moderni, esattamente come accade a Cuba.
