John Ternus diventerà il prossimo CEO di Apple a partire dal 1° settembre, ma dietro le quinte ci sarà ancora una figura con un peso enorme, Tim Cook. Il passaggio di consegne alla guida della compagnia di Cupertino non è solo una questione di titoli e ruoli formali. È una transizione studiata negli anni, dove chi lascia il timone operativo non sparisce affatto, anzi. Cook stesso ha dichiarato in diverse interviste che “questo non è un addio”, e dopo 28 anni in Apple, di cui gli ultimi 15 come massimo dirigente, il suo legame con la compagnia resta viscerale.
Ternus assumerà il ruolo di ottavo CEO nella storia di Apple, un incarico che porta con sé una responsabilità colossale ma che, va detto, non è per niente inamovibile. Se le cose dovessero andare male, la persona con più influenza per spingere verso un eventuale cambio al vertice sarebbe proprio Tim Cook. E qui la faccenda si fa interessante.
Il nuovo ruolo di Tim Cook: presidente del consiglio di amministrazione
Cook passerà alla carica di chairman, ovvero presidente del consiglio di amministrazione di Apple. Attualmente quel ruolo è ricoperto da Arthur D. Levinson, un nome che probabilmente dice poco ai più, perché chi presiede il consiglio non appare alle keynote e non decide com’è fatto il prossimo iPhone. Non è quello il suo compito.
Il presidente del consiglio ha una missione diversa ma tutt’altro che marginale: supervisionare la strategia globale della compagnia, tutelare gli interessi degli azionisti, coordinare il lavoro del consiglio stesso e, dettaglio non trascurabile, valutare le performance del CEO. Ecco perché Cook, da quella posizione, avrebbe voce e voto decisivi qualora si rendesse necessario sostituire John Ternus e nominare un altro amministratore delegato. Scenario improbabile, considerando quanto questa successione sia stata preparata nel tempo, però nella storia delle grandi aziende ne abbiamo viste di tutti i colori.
Come chairman, Cook potrà anche influenzare altre decisioni chiave: dalla successione di altri dirigenti a scelte strategiche rilevanti, fino a fungere da punto di riferimento per gli investitori e i mercati finanziari. E proprio con gli investitori il rapporto è solidissimo. Non solo per questioni di carisma personale, ma per numeri concreti: sotto la guida di Cook come CEO, dal 2011 il valore di Apple è cresciuto di quasi il 1000%. Ternus suscita ottimismo tra i consumatori, questo è chiaro, ma non ha esperienza nella gestione finanziaria. Mantenere Cook all’interno della struttura aziendale appare quindi una mossa quasi obbligata per evitare il panico in borsa.
Diplomazia e rapporti con i governi: un altro fronte delicato
C’è poi un aspetto meno appariscente ma enormemente rilevante che Cook continuerà a gestire: le relazioni istituzionali. Sul fronte statunitense, resta aperta la partita con Donald Trump, che ha salutato la sua uscita dal ruolo di CEO di Apple con una lettera controversa in cui ha affermato, in termini piuttosto coloriti, che Cook avrebbe cercato di “leccagli i piedi” (metaforicamente, sia chiaro).
Dall’altra parte dell’oceano, l’Unione Europea continua a rappresentare un fronte caldo con le sue richieste di conformità alla legge sui mercati digitali, la famosa DMA. E poi c’è la Cina, un mercato dal quale Apple ricava circa il 20% dei propri ricavi e dove le dinamiche geopolitiche richiedono una gestione diplomatica costante e attentissima.
John Ternus avrà dunque il comando operativo, ma Tim Cook resterà una presenza ingombrante, nel senso migliore del termine, all’interno dell’ecosistema decisionale di Apple.
