Intelligenza artificiale e regolamentazione europea: il tema torna a far parlare di sé con una certa urgenza. Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo che punta a rendere le regole sull’AI più snelle e più favorevoli all’innovazione, senza però abbassare la guardia sulla sicurezza. La Commissione europea ha dato l’annuncio ufficiale, confermando che si tratta del seguito operativo al pacchetto di proposte noto come Digital Omnibus, presentato a novembre e finito subito sotto i riflettori per le possibili conseguenze sul GDPR.
Cosa cambia con il nuovo accordo europeo sull’AI
Il cuore dell’intesa riguarda soprattutto la semplificazione normativa. L’idea di fondo è chiara: regole meno macchinose, pensate per non soffocare la competitività delle aziende europee nel campo dell’intelligenza artificiale, ma comunque solide dal punto di vista delle garanzie. Nessun compromesso sulla sicurezza, insomma, anche se l’impianto legislativo diventa più agile.
L’accordo fissa anche le tempistiche di implementazione per i sistemi AI classificati come ad alto rischio. Si parla di quei sistemi che operano in settori particolarmente delicati: infrastrutture critiche, ambito educativo, controllo dei confini nazionali. Ecco, per tutti questi le norme entreranno in vigore a partire dal 2 dicembre 2027. Otto mesi dopo, dal 2 agosto 2028, le disposizioni verranno estese anche ad altri ambiti, incluso il mercato dei giocattoli.
Vale la pena soffermarsi su questa scelta di spalmare l’applicazione su due fasi. È un approccio graduale, che dà tempo alle aziende e ai governi di adeguarsi senza stravolgimenti improvvisi. Una cosa che in passato non sempre è stata gestita bene a livello europeo, e che stavolta sembra essere stata progettata con un po’ più di pragmatismo.
La questione dei deepnude e il ruolo del Garante italiano
L’altro aspetto significativo dell’accordo tocca un tema che fa discutere ormai da anni, e che con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa è diventato ancora più urgente: i deepnude. Il testo affronta direttamente la creazione di contenuti a sfondo sessuale, espliciti o meno, realizzati senza il consenso della persona rappresentata. È un fenomeno che ha assunto proporzioni preoccupanti, alimentato proprio dalle capacità sempre più avanzate dei modelli AI.
Per una coincidenza che ha del curioso, proprio in questi stessi giorni il Garante Privacy italiano è tornato a parlare della questione, chiedendo esplicitamente maggiori poteri di intervento. Una richiesta che si inserisce perfettamente nel contesto di questo nuovo quadro normativo europeo, e che dimostra quanto il problema sia sentito anche a livello nazionale.
L’accordo tra Parlamento e Consiglio Ue rappresenta dunque un passaggio concreto nella definizione delle regole europee sull’AI, con scadenze precise e ambiti di applicazione ben delineati. Le prossime tappe porteranno alla formalizzazione definitiva del testo e all’avvio della fase di adeguamento per tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, da qui al 2028.
