La controversia tra Swisscom e INWIT sul Master Service Agreement (noto anche come MSA) non accenna a placarsi, anzi. Le ultime ore hanno portato un nuovo botta e risposta pubblico tra le due parti, con dichiarazioni e smentite che rendono sempre più acceso il confronto attorno alle infrastrutture di telecomunicazioni in Italia.
Tutto ruota, lo ricordiamo, attorno al contratto che lega Fastweb (controllata italiana di Swisscom, che dopo l’acquisizione di Vodafone Italia opera con il brand corporate Fastweb + Vodafone) alla tower company INWIT. A riaccendere la miccia è stato Christoph Aeschlimann, Amministratore Delegato di Swisscom, che il 7 maggio 2026 è tornato a parlare pubblicamente della questione. Le sue parole non hanno lasciato spazio a interpretazioni: secondo il manager svizzero, Swisscom avrebbe provato più volte a negoziare, ma INWIT si sarebbe rifiutata di avviare qualsiasi tipo di discussione, costringendo di fatto Fastweb a recedere dall’intero MSA. Aeschlimann ha poi aggiunto che la controversia non frena gli investimenti del gruppo nelle reti, sottolineando che la costruzione di nuove torri di telecomunicazione prosegue regolarmente.
La smentita di INWIT: versione opposta dei fatti
La replica di INWIT non si è fatta attendere. Con una nota ufficiale piuttosto netta, la società ha contestato punto per punto le affermazioni del gruppo svizzero, definendole incaute e non corrispondenti alla realtà. Secondo INWIT, sarebbe vero l’esatto contrario di quanto dichiarato da Swisscom: la tower company afferma di aver offerto ripetutamente concrete soluzioni migliorative dei termini del Master Service Agreement, con l’obiettivo di creare valore per entrambe le parti. Non solo. INWIT sostiene anche di aver suggerito di affrontare la questione relativa alla durata dell’MSA ricorrendo a forme di negoziazione assistita o in sede arbitrale.
Sempre nella nota, INWIT accusa Fastweb di aver rifiutato ogni proposta, contrapponendo invece una revisione delle condizioni economiche definita iniqua ed esorbitante, il tutto con un approccio rigido, senza margine di trattativa. La società ha poi fatto riferimento a un giudizio di merito che Fastweb avrebbe introdotto a fini dilatori, costringendo INWIT a presentare un’istanza cautelare presso il Tribunale di Milano per far valere le proprie ragioni con urgenza.
Due versioni inconciliabili, battaglia anche in tribunale
Il quadro che emerge è quello di due parti con posizioni diametralmente opposte, tanto sulla sostanza quanto sulla narrazione dei fatti. Fastweb, nelle settimane precedenti, aveva comunicato la volontà di esercitare il diritto di recesso dall’accordo, motivandola con costi previsti dal contratto ritenuti superiori ai valori di mercato. Il piano annunciato prevedeva una migrazione pluriennale verso infrastrutture alternative, segnale di una strategia già orientata verso l’autonomia dalla rete di INWIT.
Da parte sua, INWIT ha sempre considerato il recesso privo di fondamento giuridico, annunciando il ricorso al Tribunale di Milano per difendere la validità del contratto. La vicenda, insomma, non si gioca soltanto nelle aule dei tribunali ma anche sul piano della comunicazione pubblica, dove ogni dichiarazione diventa un tassello di una partita che coinvolge equilibri importanti nel settore delle infrastrutture TLC italiane.
Al momento, le parti mantengono posizioni contrapposte sia sulla durata dell’MSA sia sull’effettivo svolgimento delle trattative degli ultimi mesi, senza che si intraveda alcun segnale di avvicinamento.
