Sony sta facendo i conti con un problema che ha un nome e un cognome: Bungie. L’acquisizione dello studio americano, annunciata nel 2022 per circa 3,2 miliardi di euro, si sta rivelando molto più complicata di quanto chiunque potesse prevedere. Nell’ultimo report finanziario, il colosso giapponese ha confermato una svalutazione da circa 690 milioni di euro direttamente legata a Bungie, un dato che fa rumore e che racconta parecchio sullo stato delle cose.
Una svalutazione che pesa come un macigno
Cosa significa in termini concreti? Che Sony oggi considera il valore economico di Bungie decisamente inferiore rispetto a quanto stimato al momento dell’acquisto. E non si tratta di un aggiustamento graduale: circa 510 milioni di euro di questa svalutazione sarebbero stati registrati soltanto nell’ultimo trimestre fiscale. Un deterioramento rapido delle aspettative, insomma, che racconta quanto la situazione sia cambiata in fretta. La causa principale porta dritta a un titolo ben preciso: Marathon, il nuovo extraction shooter firmato Bungie, lanciato il 5 marzo 2026 con un’accoglienza che definire tiepida è quasi un eufemismo.
Marathon ha ricevuto recensioni contrastanti fin dal primo giorno. Una fetta consistente della community ha puntato il dito contro la direzione artistica, giudicata divisiva, un’interfaccia considerata poco intuitiva e la scelta di introdurre meccaniche innovative in un genere che è già saturo e ferocemente competitivo. Mettere piede nel mondo degli extraction shooter nel 2026 richiede qualcosa di davvero speciale, e Marathon evidentemente non ha convinto abbastanza giocatori.
Numeri che non mentono
Il dato forse più preoccupante riguarda la player base. Bungie non ha ancora rilasciato cifre ufficiali, ma i dati pubblici di Steam raccontano una storia poco incoraggiante: Marathon registra circa 6.000 giocatori contemporanei, con un picco giornaliero che si aggira intorno ai 15.000 utenti. Per capire la portata del problema, basta guardare ai competitor già consolidati nel settore extraction shooter, alcuni dei quali sono sul mercato da anni e mantengono numeri nettamente superiori. Un titolo su cui Sony aveva scommesso tanto, costruito da uno studio pagato oltre 3 miliardi di euro, fatica a tenere il passo con rivali che non hanno avuto nemmeno lontanamente lo stesso investimento alle spalle.
La svalutazione legata a Bungie arriva poi in un momento tutt’altro che brillante per Sony nel complesso. Il report finanziario segnala un calo del 24% dell’utile operativo su base annua, un risultato inferiore alle aspettative degli analisti. E anche se PlayStation 5 è ormai vicina alla soglia delle 100 milioni di unità distribuite, la crescita sul fronte hardware sta rallentando per via delle persistenti difficoltà produttive e dell’aumento dei costi della componentistica.
Una scommessa che non sta pagando
Sony aveva puntato sull’esperienza live service di Bungie per rafforzare la propria offerta multiplayer e dare slancio alla roadmap futura di PlayStation. L’idea era chiara: portare dentro casa una competenza specifica, quella di uno studio che con Destiny aveva dimostrato di saper costruire e mantenere comunità di giocatori nel tempo. Il piano era ambizioso e, sulla carta, aveva senso. Ma Marathon al momento non sta producendo l’impatto sperato, e questo alimenta interrogativi concreti sul ritorno reale di un investimento da oltre 3 miliardi di euro, uno dei più grandi nella storia dell’industria videoludica.
