Energia elettrica in Europa: i numeri del 2025 raccontano una situazione apparentemente tranquilla, ma sotto la superficie si muove qualcosa di meno rassicurante. Il prezzo dell’energia elettrica nell’Unione Europea è rimasto sostanzialmente stabile nel corso dell’anno passato, eppure resta ancora al di sopra della media che si registrava prima della crisi del 2022, quella innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. E per il 2026 lo scenario potrebbe cambiare parecchio.
I numeri del 2025: stabilità solo apparente
Guardando i dati nel dettaglio, nella prima metà del 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica si è attestato a 0,2879€/kWh, mentre nella seconda parte dell’anno è salito leggermente a 0,2896€/kWh. Una differenza minima, quasi impercettibile. Il punto, però, è un altro. Quel leggero calo nel costo puro dell’energia è stato più che compensato dall’aumento di imposte e oneri, che in termini assoluti sono passati da 0,0804€/kWh a 0,0837€/kWh. In percentuale sulla bolletta totale, il peso fiscale è cresciuto dal 27,9% al 28,9%. Tradotto: anche se l’energia in sé non è rincarata granché, le famiglie europee non hanno visto alcun vero sollievo in bolletta.
E il futuro prossimo non promette nulla di buono. Il conflitto in Medio Oriente sta già alterando gli equilibri del mercato energetico globale, e questo potrebbe avere ripercussioni significative sui prezzi nel corso del 2026. Quella del 2025, insomma, potrebbe rivelarsi la classica quiete prima della tempesta.
La mappa europea: chi paga di più e chi meno
Le differenze tra un Paese e l’altro restano enormi. A guidare la classifica dei prezzi più alti è l’Irlanda, con un costo medio di 0,4042€/kWh. Subito dietro la Germania a 0,3869€/kWh e il Belgio a 0,3499€/kWh. Sul versante opposto, l’Ungheria si conferma il Paese dell’Unione Europea con il prezzo medio più basso in assoluto: appena 0,1082€/kWh, una cifra che fa impallidire quella dei vicini europei. E l’Italia? Il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia nel 2025 si è collocato a 0,3101€/kWh. Un valore che posiziona il nostro Paese nella fascia medio alta della classifica continentale, lontano dai picchi irlandesi ma decisamente sopra la media ungherese.
Variazioni estreme: dal boom della Romania al calo di Cipro
Tra le dinamiche più sorprendenti dell’anno appena trascorso spicca il caso della Romania, dove tra il primo e il secondo trimestre si è registrata una crescita dei prezzi pari al 58,6%. Un’impennata davvero notevole, che ha reso il mercato energetico rumeno uno dei più volatili del continente. In direzione completamente opposta si è mossa Cipro, che ha messo a segno una riduzione del 14,7%, la più consistente tra tutti i Paesi dell’Unione Europea nello stesso periodo.
Per rendere questi dati effettivamente comparabili tra Paesi con valute e costi della vita diversi, Eurostat ha convertito tutte le rilevazioni relative all’energia elettrica utilizzando il PPS, ovvero il Purchasing Power Standard. Si tratta di un’unità di misura che elimina le distorsioni legate alle differenze di potere d’acquisto, offrendo un quadro più realistico di quanto ogni cittadino europeo paga realmente per la propria bolletta energetica.
