Il trend delle immagini in stile Ghibli generate con ChatGPT ha rappresentato molto più di un semplice fenomeno virale sui social. Dietro quei ritratti colorati e sognanti, ispirati all’estetica dello Studio Ghibli, si nasconde un giro d’affari che fa impressione: si parla di circa 65 milioni di euro incassati da OpenAI proprio grazie a questa ondata di entusiasmo collettivo.
La dinamica è ormai nota a chiunque frequenti i social network. A un certo punto, milioni di utenti hanno iniziato a trasformare le proprie foto in illustrazioni che ricordavano i film di Hayao Miyazaki, usando gli strumenti di generazione immagini integrati in ChatGPT-4o. Il risultato? Un effetto valanga che ha spinto una quantità enorme di persone a iscriversi o a passare ai piani a pagamento della piattaforma, pur di provare quella funzione e condividere il proprio “ritratto Ghibli” con amici e follower.
Quello che colpisce davvero è la portata economica del fenomeno. Gli strumenti di generazione di immagini e video si stanno rivelando dei motori di crescita formidabili per le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Non si tratta più soltanto di tecnologia fine a se stessa, ma di vere e proprie leve commerciali. Quando un trend come quello dello stile Ghibli esplode, il passaparola fa tutto il lavoro: ogni immagine condivisa diventa pubblicità gratuita, ogni meme virale trascina nuovi utenti verso la piattaforma. E le entrate crescono a ritmi vertiginosi.
Il peso dei meme virali nel business dell’intelligenza artificiale
Il caso delle immagini Ghibli su ChatGPT racconta qualcosa di più profondo sul modo in cui funziona oggi il mercato delle app di intelligenza artificiale. Le aziende del settore hanno capito che non basta avere il modello linguistico più potente o il chatbot più preciso. Serve creare momenti di massa, fenomeni culturali che si diffondano in modo spontaneo. E i meme, in questo senso, sono diventati strumenti di marketing involontari ma incredibilmente efficaci.
Pensandoci bene, il meccanismo è quasi geniale nella sua semplicità. Un utente prova la funzione, ottiene un’immagine divertente o suggestiva, la pubblica sui social. I contatti la vedono, vogliono fare lo stesso, scaricano l’app o si abbonano. Il ciclo si ripete migliaia di volte al minuto, in tutto il mondo. Ed è esattamente quello che è successo con il fenomeno Ghibli: una tendenza partita quasi per gioco che ha generato un flusso di ricavi enorme per OpenAI.
La cifra di circa 65 milioni di euro dà la misura di quanto questi trend virali possano pesare sul bilancio di un’azienda tech. Non stiamo parlando di briciole, ma di somme che farebbero comodo a qualsiasi società quotata in borsa. E il bello, dal punto di vista di chi incassa, è che tutto nasce dalla creatività spontanea degli utenti, senza bisogno di campagne pubblicitarie tradizionali.
Cosa resta dopo il fenomeno virale?
Resta da capire se questi picchi legati ai meme Ghibli e ad altri fenomeni simili riusciranno a tradursi in una crescita stabile per ChatGPT e per il settore dell’intelligenza artificiale generativa nel suo complesso. Perché una cosa è attirare milioni di utenti con un trend del momento, un’altra è trattenerli nel tempo e convincerli a continuare a pagare un abbonamento una volta che la novità si esaurisce. Quello che è certo è che i numeri parlano chiaro: gli strumenti di generazione di immagini non sono più un accessorio secondario, ma uno dei principali canali attraverso cui le piattaforme di IA monetizzano la propria base utenti. E il fenomeno legato allo stile Ghibli ne è la dimostrazione più concreta e recente, con quei circa 65 milioni di euro che pesano eccome nei conti di OpenAI.
