Il segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. ha annunciato nuove iniziative federali per ridurre la prescrizione di antidepressivi, farmaci che attacca da tempo con affermazioni prive di fondamento scientifico. Durante un evento organizzato dal Make America Healthy Again Institute lunedì scorso, Kennedy è tornato a ripetere le sue tesi contro gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Ovvero una classe di farmaci che include medicinali diffusissimi come Zoloft, Prozac, Paxil e Lexapro, usati per trattare depressione, ansia e disturbo da stress post traumatico, tra le altre condizioni. L’evento, incentrato sulla cosiddetta “sovramedicalizzazione”, ha visto diversi partecipanti sostenere, senza prove, che troppi americani, soprattutto giovani, ricevano prescrizioni eccessive di antidepressivi.
Le affermazioni di Kennedy su questi farmaci non sono nuove. Tra le più gravi, quella secondo cui gli SSRI renderebbero le persone violente, arrivando a indicarli come causa delle sparatorie di massa, comprese quelle nelle scuole. In un podcast dello scorso anno, si era spinto a dichiarare che “ogni ragazzo nero viene messo di default su Adderall, SSRI, benzodiazepine, che notoriamente inducono violenza”, proponendo come soluzione che i bambini neri venissero “rieducati” e mandati a lavorare nelle fattorie. Kennedy ha anche ripetuto più volte la falsa affermazione secondo cui smettere di assumere antidepressivi sarebbe più difficile che smettere con l’eroina.
Gli esperti però hanno smentito questa tesi in modo netto. Keith Humphreys, studioso di dipendenze alla Stanford University, ha sottolineato che antidepressivi ed eroina “appartengono a universi diversi quando si parla di rischio di dipendenza”. Nei suoi 35 anni nel campo delle dipendenze, Humphreys ha raccontato di aver incontrato solo due o tre persone convinte di essere dipendenti dagli antidepressivi, contro migliaia con dipendenza da eroina e oppioidi.
Cosa dice davvero la scienza sugli antidepressivi
Interrompere gli antidepressivi può effettivamente causare sintomi simili a quelli dell’astinenza, motivo per cui la sospensione va fatta gradualmente e sotto controllo medico. Ma solo una minoranza di pazienti sperimenta questi effetti. Uno studio pubblicato su The Lancet nel 2024 ha stimato che circa il 15% delle persone, più o meno una su sei, manifesta qualche sintomo dopo la sospensione. Invece, solo il 3%, circa una persona su 35, presenta sintomi classificati come severi.
Nonostante tutto questo, durante l’evento di lunedì Kennedy ha ripetuto il paragone tra SSRI ed eroina. Ha però ammesso che la sua dichiarazione era stata smentita dopo le audizioni per la conferma della sua nomina nel gennaio 2025. “Il New York Times e molti altri media hanno pubblicato risposte dicendo che gli esperti non erano d’accordo col segretario”, ha detto Kennedy. “E sappiamo tutti che quando dicono ‘fidatevi degli esperti’, non hanno nulla in mano.” Al posto di dati, Kennedy si è affidato ad aneddoti personali. La sua esperienza come tossicodipendente da eroina per oltre un decennio e il caso di un familiare che, a suo dire, avrebbe avuto pensieri suicidi dopo aver smesso un SSRI.
Iniziative federali e la reazione della comunità medica
Gli esperti di salute mentale hanno avvertito che questo tipo di messaggi può avere conseguenze concrete. Uno studio pubblicato nel 2024 su Health Affairs ha rilevato che la formulazione e l’amplificazione mediatica di un avviso di sicurezza della FDA sugli antidepressivi nel 2003 potrebbe aver contribuito a migliaia di morti. Quell’avviso, pensato per aumentare il monitoraggio dei pensieri suicidi, finì invece per ridurre le visite mediche per depressione, le diagnosi, le prescrizioni di antidepressivi e le sedute di psicoterapia. Aumentarono così gli avvelenamenti da farmaci psicotropi e i suicidi. Due dei coautori di quello stesso studio hanno scritto un editoriale su Stat News avvisando che la retorica di Kennedy sugli SSRI “costerà vite umane”, tracciando un parallelo con la sua propaganda antivaccinista.
Ma Kennedy non si è limitato alle parole. Ha presentato diverse misure concrete che il governo federale sta adottando per scoraggiare l’uso degli antidepressivi. Tra queste, programmi di formazione per i medici e una lettera ai colleghi del settore sanitario che incoraggia a considerare alternative non farmacologiche per il trattamento delle condizioni di salute mentale. Tra questi: esercizio fisico, nutrizione e terapia, sottolineando rischi e benefici dei farmaci. I Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS) hanno inoltre diffuso linee guida su come “de-prescrivere” questi farmaci. E’ stato poi incluso un nuovo codice di fatturazione che permette ai medici di essere retribuiti più facilmente per il percorso di riduzione graduale.
L’American Psychiatric Association ha risposto con una nota in cui dichiara di apprezzare l’attenzione posta sulla crisi della salute mentale nel paese, ma di “opporsi fermamente alla rappresentazione di questa crisi come un problema essenzialmente di sovramedicalizzazione o sovraprescrizione”. Secondo l’associazione, questa lettura semplifica eccessivamente una situazione complessa. In più ignora il fatto che troppi pazienti non riescono ad accedere a cure tempestive e complete, mentre l’assistenza resta distribuita in modo disomogeneo nel sistema sanitario. La soluzione non è stigmatizzare i farmaci psichiatrici o imporre assunti generici sulla pratica clinica, ma garantire l’accesso all’intera gamma di trattamenti basati sull’evidenza scientifica. Le associazioni mediche non sono state consultate né coinvolte nell’evento o nelle nuove misure adottate.
