Il primo smartphone OpenAI potrebbe arrivare molto prima di quanto chiunque si aspettasse. Stando alle ultime analisi di Ming-Chi Kuo, noto esperto di catene di fornitura, la produzione di massa del dispositivo sarebbe prevista già nella prima metà del 2027, con un’accelerazione notevole rispetto alle tempistiche trapelate solo pochi giorni fa. Sam Altman e il suo team, insomma, stanno facendo sul serio. E non si tratta del solito telefono con qualche funzione AI appiccicata sopra: il progetto punta a costruire un terminale pensato interamente attorno agli AI agent, dove l’intelligenza artificiale non fa da contorno ma diventa il cuore pulsante dell’intera esperienza d’uso. Dietro questa accelerazione, oltre alla competizione feroce nel settore, ci sarebbe anche la volontà di rafforzare la narrativa aziendale in vista di una possibile quotazione in borsa.
Un hardware costruito su misura per l’intelligenza artificiale
Lo smartphone OpenAI non ha ancora un nome ufficiale, ma le specifiche tecniche che circolano raccontano già parecchio delle ambizioni del progetto. La caratteristica più rilevante è un’architettura dual-NPU, progettata per gestire carichi di lavoro AI eterogenei in modo efficiente. In parole povere, il dispositivo dovrebbe riuscire a far girare contemporaneamente più modelli di intelligenza artificiale senza sacrificare prestazioni o autonomia. Un approccio molto diverso da quello degli smartphone attuali, dove le capacità AI restano ancora un complemento e non il motore principale.
Sul fronte della memoria, l’adozione di LPDDR6 e UFS 5.0 dovrebbe eliminare i colli di bottiglia nell’elaborazione dei dati, garantendo velocità superiori nei processi più pesanti. E poi c’è la questione del processore: MediaTek sarebbe in pole position come fornitore esclusivo, con un chip basato su una versione personalizzata del Dimensity 9600. Questo processore verrebbe costruito sul nodo produttivo N2P di TSMC, con l’avvio della produzione previsto per la seconda metà del 2026. Una scelta che potrebbe ridisegnare gli equilibri nel mercato dei chip per smartphone, dove Qualcomm e Apple hanno dominato a lungo. Per OpenAI, collaborare con MediaTek significherebbe ottenere maggiore flessibilità nel costruire un hardware ottimizzato specificamente per l’intelligenza artificiale.
Fotocamere pensate per gli AI agent e sicurezza al primo posto
C’è un dettaglio che forse sfugge a chi guarda solo alla scheda tecnica: il comparto fotografico dello smartphone OpenAI non è pensato per scattare selfie migliori. Il dispositivo dovrebbe integrare un ISP avanzato con pipeline HDR migliorata, progettata per potenziare la percezione visiva in scenari reali. Questo aspetto è fondamentale per gli AI agent, che hanno bisogno di una comprensione accurata dell’ambiente circostante per funzionare davvero bene. La fotocamera, in pratica, diventa gli occhi dell’intelligenza artificiale.
Sul versante della sicurezza, OpenAI starebbe lavorando su tecnologie come pKVM e inline hashing, pensate per proteggere i dati sensibili e garantire un’elaborazione sicura direttamente sul dispositivo. Nessun passaggio esterno, tutto resta in locale. Un aspetto che potrebbe fare la differenza in un mercato dove la privacy è diventata una preoccupazione concreta per milioni di utenti.
Numeri ambiziosi e un mercato che si prepara allo scossone
Se tutto procederà senza intoppi, le spedizioni combinate tra il 2027 e il 2028 potrebbero raggiungere circa 30 milioni di unità. Per un nuovo arrivato nel settore degli smartphone è un obiettivo decisamente ambizioso. Apple, Google e Samsung stanno già investendo massicciamente sui dispositivi basati su AI agent, ma nessuno di loro ha ancora messo sul mercato un prodotto progettato fin dall’inizio con l’intelligenza artificiale come fondamento architetturale. Lo smartphone OpenAI potrebbe rappresentare una vera rottura rispetto agli approcci attuali, ammesso che il mercato sia pronto ad accogliere qualcosa di così radicalmente diverso e che l’azienda riesca a tradurre la propria leadership nel software AI in un successo anche nell’hardware.
