Circa un terzo dei podcast che vengono pubblicati ogni giorno potrebbe non avere nulla di umano dietro. Le ultime ricerche nel settore confermano una tendenza che in molti sospettavano già: i podcast generati dall’intelligenza artificiale stanno letteralmente invadendo il web, e la proporzione rispetto ai contenuti tradizionali continua a crescere. Non è una sorpresa enorme, a dire il vero. I grandi modelli di linguaggio dedicati alla parte audio sono diventati più accessibili, più precisi e decisamente più veloci, al punto da confezionare file praticamente indistinguibili da quelli registrati con microfono e cuffia. Tempi ridotti, risorse ottimizzate: la tentazione di affidarsi alla macchina è fortissima.
Grazie al progetto open source chiamato Podcast Index, che raccoglie dati pressoché in tempo reale sul fenomeno, nel 2026 il quadro è piuttosto chiaro. Su poco più di 1000 nuove produzioni analizzate, circa due terzi risultano legittimi e creati da esseri umani con i metodi tradizionali, quindi microfoni, cuffie e software di montaggio audio. Il restante terzo, invece, è con tutta probabilità di origine sintetica. Alcuni autori lo dichiarano apertamente, specificando di aver usato strumenti di intelligenza artificiale. Altri, invece, preferiscono non dirlo. Esistono però strumenti affidabili in grado di individuare se l’AI sia entrata in gioco oppure no, e i numeri parlano da soli.
Una percentuale che non farà altro che salire
Il primo grande progetto mainstream in questo ambito porta la firma di Google, con il ben noto servizio NotebookLM, capace di generare contenuti audio realistici e di alta qualità sfruttando l’intelligenza artificiale. Ma non è l’unico. In rete esistono ormai numerosi portali dedicati che campionano la voce di chi li utilizza per clonarla e poi realizzare podcast con il timbro, la cadenza e lo stile della parlata originale, il tutto seguendo semplicemente un testo scritto. Il vantaggio è evidente: meno tempo speso, meno equipaggiamento tecnico necessario. Ed è proprio per questo motivo che quella percentuale di un terzo di podcast di origine sintetica è destinata inevitabilmente ad aumentare.
Il problema vero, però, sta altrove. L’ondata di contenuti generati con l’AI trascina con sé anche una quantità non trascurabile di materiale spam o comunque di bassa qualità. Sempre secondo i dati raccolti da Podcast Index, questo tipo di produzioni occupa circa il 17% del totale. Una piaga che non riguarda soltanto il mondo dell’audio ma che colpisce trasversalmente tutto il panorama dei contenuti digitali. È lo stesso fenomeno noto come AI slop, che ormai da mesi investe piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram e praticamente ogni contenitore del web. E adesso, con la stessa forza, sta raggiungendo anche il mondo dei podcast.
