Una concentrazione del tutto inaspettata di squali capopiatto è stata documentata nelle acque profonde del Golfo di Napoli, in una zona compresa tra Ischia e Capri. A circa 200 metri di profondità, la Stazione Zoologica Anton Dohrn ha individuato un’aggregazione di esemplari di Hexanchus griseus così numerosa da stupire persino chi ha condotto le ricerche. E la domanda che tutti si pongono è tanto semplice quanto affascinante: cosa ci fanno lì quegli squali?
Gli squali capopiatto non sono esattamente il tipo di animale che ci si aspetterebbe di trovare in acque così vicine alla costa campana. Eppure i dati raccolti parlano chiaro. Il numero di esemplari osservati è risultato sorprendentemente elevato, al punto che gli stessi ricercatori dello studio non se lo aspettavano. Parliamo di una specie che vive normalmente a grandi profondità e che viene avvistata di rado, il che rende questa scoperta ancora più significativa dal punto di vista scientifico.
Il ruolo dei reef di coralli freddi
A proteggere questa popolazione di squali capopiatto sembrerebbero essere i profondi reef di coralli freddi presenti sul fondale del Golfo di Napoli. Queste strutture biologiche, poco conosciute dal grande pubblico, offrono rifugio e risorse a molte specie marine che abitano le profondità. Non è un caso che proprio in prossimità di questi reef sia stata individuata una tale concentrazione di Hexanchus griseus. I coralli freddi, a differenza dei loro parenti tropicali, non hanno bisogno di luce solare per crescere e si sviluppano in ambienti bui e profondi, creando ecosistemi ricchissimi di biodiversità anche dove non ce lo si aspetterebbe.
Il fatto che tra Ischia e Capri esistano condizioni così favorevoli per gli squali capopiatto apre scenari interessanti per la ricerca marina nel Mediterraneo. La presenza di questi grandi predatori in un’area tutto sommato circoscritta suggerisce che il Golfo di Napoli possa nascondere una complessità ecologica ancora largamente inesplorata. E questo, per chi studia la vita marina, è un dato enorme.
Gli squali capopiatto appartengono a una delle famiglie più antiche tra gli squali viventi. Possono raggiungere dimensioni notevoli e sono considerati tra i predatori più primitivi ancora presenti nei nostri mari. Trovarli in numeri così alti in acque italiane, per di più in un tratto di mare relativamente ridotto come quello tra Ischia e Capri, è qualcosa che non era stato previsto da nessun modello precedente. La Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ha sede proprio a Napoli, ha potuto documentare tutto grazie alle tecnologie di monitoraggio delle profondità, confermando ancora una volta quanto poco conosciamo realmente di ciò che accade sotto la superficie del nostro mare.
