La missione MMX del Giappone verso Marte sta entrando nella fase più concreta e operativa: la sonda ha raggiunto il centro spaziale di Tanegashima il 31 marzo 2026, e questo passaggio rappresenta molto più di un semplice trasferimento logistico. Significa che tutto si sta allineando per quello che potrebbe diventare uno dei traguardi più significativi dell’esplorazione spaziale degli ultimi decenni.
Cosa prevede la missione MMX e perché è così importante
MMX sta per Martian Moons eXploration, ed è un progetto dell’agenzia spaziale giapponese JAXA che punta a qualcosa di mai tentato prima nella storia dell’esplorazione del sistema solare. L’obiettivo è atterrare su Phobos, una delle due lune di Marte, raccogliere campioni di suolo e riportarli sulla Terra. Sembra fantascienza, ma è un piano che viene costruito da anni con estrema precisione.
Il lancio della missione MMX è previsto tra novembre e dicembre di quest’anno, sfruttando quella che gli addetti ai lavori chiamano finestra di lancio ottimale, un’occasione che si presenta solo ogni 26 mesi a causa dell’allineamento orbitale tra Terra e Marte. Perdere questa finestra significherebbe rimandare tutto di oltre due anni, quindi la pressione è comprensibilmente alta.
Del programma spaziale giapponese si parla forse meno rispetto a quelli di altre potenze, eppure JAXA ha dimostrato più volte di saper portare a casa risultati straordinari. Basti pensare alla missione Hayabusa2, che riuscì a raccogliere campioni dall’asteroide Ryugu e a farli tornare sulla Terra. La missione MMX si inserisce in quella stessa tradizione, alzando però l’asticella in modo notevole.
Phobos e i segreti del sistema solare interno
Perché proprio Phobos? La luna marziana non è stata scelta a caso. Si tratta di un corpo celeste che, secondo molti ricercatori, potrebbe conservare tracce preziose della storia del sistema solare interno. Le sue origini sono ancora dibattute: qualcuno ritiene sia un asteroide catturato dalla gravità di Marte, altri pensano che si sia formata da materiale espulso dal pianeta stesso in seguito a un impatto colossale. Raccogliere campioni direttamente dalla sua superficie potrebbe finalmente dare risposte concrete.
Gli scienziati coinvolti nella missione MMX sperano di prelevare circa 10 grammi di materiale. Può sembrare una quantità ridicola, quasi insignificante. Ma chi lavora con campioni extraterrestri sa bene che anche pochi grammi, se analizzati con le tecnologie giuste, possono riscrivere interi capitoli della nostra comprensione dell’universo. Parliamo di una sorta di primo recupero di campioni “quasi” marziani, dato che Phobos orbita così vicina a Marte da poter contenere anche materiale proveniente dal pianeta rosso stesso.
Il viaggio non sarà breve. Dopo il lancio, la sonda dovrà affrontare un lungo tragitto interplanetario prima di raggiungere il sistema marziano, e poi operare in un ambiente del tutto nuovo. Atterrare su Phobos presenta sfide uniche: la luna ha una gravità bassissima, una superficie irregolare e condizioni che non lasciano molto margine di errore. La fase di raccolta dei campioni e il successivo ritorno sulla Terra completano un quadro operativo estremamente ambizioso.
