Il settore della robotica umanoide sta vivendo un’accelerazione impressionante, e adesso anche Meta entra nella partita con una mossa concreta. L’azienda di Mark Zuckerberg ha acquisito Assured Robot Intelligence, meglio nota come ARI, una startup specializzata nello sviluppo di intelligenza artificiale per robot, con l’obiettivo dichiarato di affrontare sfide critiche nei mercati del lavoro ad alto valore. L’operazione non ha un prezzo noto. I dettagli finanziari dell’acquisizione non sono stati resi pubblici.
Meta stava già lavorando internamente sia sull’hardware robotico sia sull’intelligenza artificiale applicata ai robot, ma evidentemente serviva qualcosa in più. Un portavoce dell’azienda ha spiegato che ARI porterà una competenza profonda nella progettazione di modelli avanzati e capacità di frontiera per il controllo robotico, l’autoapprendimento e il controllo di robot umanoidi a corpo intero. Insomma, non si tratta di un acquisto qualunque, ma di un tassello strategico per un progetto ambizioso.
Meta, la visione di ARI e il ruolo dei fondatori
Xiaolong Wang, co-fondatore di ARI, ha condiviso su X una riflessione interessante: fin dall’inizio il team sapeva che raggiungere i propri obiettivi significava addestrare un agente fisico generale, capace di operare nel mondo reale. E oggi la convinzione è che quell’agente avrà forma umanoide, perché la scalabilità arriverà dall’apprendimento diretto basato sull’esperienza umana. Secondo Wang, Meta possiede le componenti chiave per rendere possibile questa visione.
Wang, insieme ai co-fondatori Xuxin Cheng e Lerrel Pinto, entrerà a far parte dei Superintelligence Labs di Meta, portando con sé l’intero team di ARI. Vale la pena notare un dettaglio curioso: Pinto aveva anche co-fondato Fauna Robotics, ma aveva lasciato quella società prima che venisse acquisita da Amazon, che la utilizza per il proprio progetto legato ai robot umanoidi.
La strategia di Meta e la corsa tra i big tech
La direzione presa da Meta non è esattamente una sorpresa per chi segue il settore. Già nel 2025, il CTO Andrew Bosworth aveva delineato il piano: creare un software per la robotica che altre aziende potessero utilizzare su licenza, un po’ come fa Google con Android nel mondo degli smartphone. Bosworth aveva definito il software come il vero collo di bottiglia della robotica e spiegato che il percorso sarebbe partito dallo sviluppo di software in grado di controllare una mano robotica con destrezza, per poi espandere la tecnologia progressivamente.
Quella di Meta non è l’unica scommessa in campo. Oltre ad Amazon, c’è Tesla che lavora ai robot umanoidi ormai da parecchio tempo. Il produttore automobilistico ha deciso di interrompere la produzione dei modelli Model S e Model X nel corso di quest’anno, convertendo lo spazio produttivo nella fabbrica di Fremont per costruire i robot Optimus. Un segnale piuttosto forte di quanto queste aziende stiano puntando sulla robotica umanoide come prossima grande frontiera tecnologica.
L’acquisizione di ARI da parte di Meta si inserisce quindi in una competizione sempre più serrata tra colossi del tech, tutti convinti che il futuro passi anche da macchine capaci di muoversi, apprendere e lavorare come esseri umani.
