La configurazione base di Mac mini con 256 GB di storage non esiste più. Apple ha rimosso questa opzione dal proprio configuratore in tutto il mondo, e il risultato pratico è un aumento del prezzo di partenza del suo desktop compatto. Una decisione che non arriva proprio dal nulla, visto che negli ultimi giorni i segnali c’erano tutti: prima le scorte esaurite, poi la scomparsa definitiva dal sito.
Negli Stati Uniti, Mac mini parte ora da circa 750 euro con chip M4, 16 GB di RAM e 512 GB di archiviazione. Prima si poteva portare a casa a circa 560 euro nella variante con 256 GB, ma quell’opzione non è più disponibile in nessuna forma. In Italia la situazione è identica: il modello base da 256 GB, che aveva un prezzo di listino di 729 euro, era già stato rimosso dall’Apple Store nelle ore precedenti, rendendo Mac mini M4 acquistabile solo nella versione da 512 GB, con un prezzo di partenza di 949 euro. I modelli con chip M4 Pro, che già prevedevano un minimo di 512 GB di storage, restano invariati nel prezzo.
E non finisce qui, perché la carenza non riguarda solo il taglio di archiviazione. Le configurazioni con 32 GB di memoria RAM risultano attualmente non disponibili sul sito Apple, e il modello da 512 GB mostra tempi di consegna slittati a giugno. Anche rivenditori come Amazon mostrano scorte ridotte, quasi esclusivamente limitate alle versioni M4 Pro. Un segnale piuttosto chiaro che il problema è strutturale e va ben oltre lo store ufficiale.
La crisi globale della memoria e le parole di Tim Cook
A spiegare cosa stia realmente accadendo ci ha pensato direttamente Tim Cook, durante la call sugli utili del secondo trimestre. Il CEO di Apple ha ammesso senza troppi giri di parole che sia Mac mini che Mac Studio stanno attraversando un periodo di vincoli nella catena di approvvigionamento destinato a durare diversi mesi. La causa? Una domanda più forte del previsto. Secondo Cook, questi Mac sono diventati piattaforme molto richieste per l’intelligenza artificiale locale e gli strumenti agentici, spingendo le vendite oltre le aspettative dell’azienda.
Ma il quadro è anche più complicato di così. Sullo sfondo c’è una carenza globale di chip di memoria, alimentata dalla corsa delle grandi aziende tech a costruire infrastrutture per i server dedicati all’intelligenza artificiale. Cook ha avvertito gli investitori che Apple prevede costi di memoria significativamente più elevati nel trimestre corrente, una pressione che si traduce inevitabilmente in decisioni difficili sulle configurazioni offerte. E non è nemmeno la prima volta: già a marzo Apple aveva eliminato l’opzione da 512 GB di RAM per Mac Studio, seguendo una logica simile di razionalizzazione dell’offerta.
Le ultime possibilità per chi cerca Mac mini a meno
Chi desidera un Mac mini a un prezzo inferiore rispetto all’attuale punto di partenza ha ancora qualche carta da giocare, anche se le finestre si stanno chiudendo piuttosto in fretta. L’Apple Refurbished Store resta un’opzione, con ricondizionati ufficiali che compaiono saltuariamente, anche se la disponibilità è tutt’altro che garantita e bisogna tenere d’occhio la pagina con una certa costanza.
Per quanto riguarda il resto della lineup Apple, solo MacBook Air e iMac mantengono ancora l’opzione da 256 GB di storage. Una situazione che fa riflettere su quanto stia cambiando la strategia di Cupertino anche sul fronte delle configurazioni entry level, dove lo spazio per risparmiare si riduce progressivamente. Alcuni pezzi di Mac mini da 256 GB risultano ancora disponibili come scorte residue su Amazon, ma si tratta chiaramente degli ultimi esemplari destinati a esaurirsi rapidamente.
