Sono oltre 55 milioni di smartphone nel mondo a utilizzare HarmonyOS, il sistema operativo che Huawei ha dovuto costruire da zero dopo essere stata tagliata fuori dall’ecosistema americano nel 2019. Un numero che, per quanto impressionante, racconta solo una parte della storia. Perché quasi tutti questi dispositivi sono concentrati in Cina, e dietro questa crescita c’è una strategia nazionale che va ben oltre il singolo produttore di telefoni.
A dare la cifra aggiornata a marzo è stato Ke Jixin, vice ministro dell’industria e dell’informatica del governo cinese. Durante una conferenza stampa, Jixin ha sottolineato come i software nazionali cinesi, dai sistemi operativi ai database, stiano migliorando in modo costante. Ha parlato di una trasformazione radicale rispetto a qualche anno fa, con un’esperienza d’uso diventata decisamente più fluida e accessibile.
Non è difficile capire il contesto. L’amministrazione di Xi Jinping sta spingendo con forza per ridurre la dipendenza della Cina dalle tecnologie straniere. Il paese ha ormai un proprio chatbot di intelligenza artificiale con DeepSeek, un proprio sistema operativo per smartphone con HarmonyOS e i propri processori 5G con i chip Kirin. Tutti tasselli di un mosaico pensato per fare a meno di componenti e software americani o comunque esteri.
Obiettivo 100 milioni di dispositivi entro fine 2026
Le stime più recenti indicano che HarmonyOS potrebbe raggiungere circa 100 milioni di dispositivi attivi entro la fine del 2026. E qui non si parla soltanto di smartphone, ma dell’intero ecosistema di prodotti compatibili. Un traguardo ambizioso, che però sembra alla portata se si guarda alla traiettoria di crescita attuale.
A marzo, Richard Yu, alto dirigente di Huawei, aveva dichiarato che sempre più applicazioni stavano raggiungendo un livello qualitativo molto elevato. Secondo Yu, già entro aprile la qualità media delle app disponibili su HarmonyOS avrebbe dovuto allinearsi a quella delle app presenti su Android e iOS, piattaforme su cui gli sviluppatori lavorano ormai da parecchi anni.
Il salto di qualità con HarmonyOS Next
Il merito di questo progresso va attribuito in larga parte al passaggio a HarmonyOS Next. Questa versione del sistema operativo ha rappresentato un punto di svolta perché ha di fatto obbligato gli sviluppatori a confrontarsi direttamente con il framework nativo dell’OS. Non è stato più possibile limitarsi al semplice porting delle app Android, una pratica che in passato aveva spesso prodotto risultati mediocri.
Con HarmonyOS Next, molte applicazioni sono state riscritte utilizzando gli strumenti di sviluppo nativi messi a disposizione da Huawei. Questo ha permesso di innalzare sensibilmente la qualità complessiva del software disponibile sulla piattaforma. Un cambiamento tecnico che, nella pratica, si traduce in app più stabili, più veloci e pensate specificamente per funzionare al meglio su HarmonyOS.
